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giovedì 4 febbraio 2016

Here I am, rock you like a... (in English)

For å lese det på norsk, trykk her.

Hurricane.
Last week there was a hurricane around Bergen - to be honest it was not that terrible. 
I was at home, talking to a friend of mine about everything and nothing at all, whan suddenly he asked me:

But, what is the meaning of hurricane in Norwegian?

I had a lot of thoughs swirling in my head. There is a Swedish band that released an album called "Orkan", so it has to have a meaning connected to the Scandinavians roots, something really epic; or so I thought.
I go and reach my Norwegian Etymology Dictionary only to discover that: 
The word hurricane comes from Dutch (orkaan), that has loaned the word from Spanish and Spanish (huracán) has loaned the word from the Arawak language in the Caribbean (juracán).
The world is a really small place after all.
Most of the European languages use the word "hurricane" to describe the strongest winter storms:
In German is Orkan, in Italian uragano, in Polish Orkan, in French ouragan, and so on.

The meaning is, in fact, a little bit epic, because when the storm god Juracán was upset, he used to send strong wind and massive rain on the Taino population.

The god reminds me of Set (from Egyptian mythology), Zeus (Greek mythology), Thor, Odin and Jupiter (Roman mythology). There could be other gods with more similar nuances, but
unfortunately my knowledge on mythology is a little bit rusty at the moment. 


All this loan-word process leads to a consideration: before we got the word "hurricane", were there no hurricanes at all in Europe? Did not we have the necessity to define this kind of weather?


If anyone has the answer, please let me know.






Here I am, rock you like a...

To read this in English, click here


Orkan.
Forrige uke hadde vi en orkan rundt Bergen - det var ikke så skrekkelig for å være ærlig.
Jeg var hjemme og snakket med en venn, og mens vi snakket om ting og tang, plutselig spurte ham  meg:

Men, hva betyr orkan, egentlig?

Tankene begynte å snurre i hodet mitt. Det finnes en svensk band som har gitt ut ett album som heter "Orkan",  i så fall må det bety noe forbundet med skandinaviske røtter, mest sannsynlig noe episk, tenker jeg.Så jeg tar min norske etymologi ordbok fra bokhyllen bare for å oppdage dette:
Ordet orkan kommer fra nederlandsk (orkaan), som har lånt ordet fra spansk, og spansk (huracán) har lånt ordet fra arawaksspråket (juracán).
Verden er faktisk et lite sted.
De fleste europeiske språk bruker ordet «orkan» for å beskrive de sterkeste vinterstormene:
På tysk heter det Orkan, på italiensk uragano, på polsk orkan, på fransk ouragan, osv.

Meningen er jo litt episk, fordi når stormguden Juracán var opprørt, sendte han sterk vind og regn over Tainos folk. 
Det ligner litt på Set (egyptisk mytologi), Zeus (gresk mytologi), Thor, Odin og Jupiter (romersk mytologi).
Det kan være noen andre guder med flere lignende nyanser, dessverre er min mytologi kunnskap litt rusten.

Denne lånord prosessen fører til en betraktning: Før vi fikk ordet "orkan", var det ingen orkaner i det hele tatt i Europa? Hadde vi behovet for å definere den slags vær (eller uvær)?

Hvis noen har et svar, vær så snill og si ifra.


martedì 30 aprile 2013

Chimera

La chimera è quel mostro mitologico composto da varie parti di animali differenti, figlia di Echidna e Tifone (quindi è da qui che deriva il modo di dire "sei di una bellezza divina", trasformato poi in complimento), sorella di Idra, Cerbero e Ortro. 
Dicono di lei: 
"È un leone? È una capra? È un serpente?" 
oppure
"È una capra? È un leone? È un drago?"
Nessuno ai tempi ebbe mai il coraggio di dire "No, è Superman".
In entrambi i casi la sua testa funge da insulto:
- Testa di leone!
- Testa di capra! (ndr. la mia insegnante di musica, alle medie, soleva apostrofare tutta la classe con questo gioioso modo di dire).
Non solo, sputa fuoco dalle fauci (e finché è un leone ok, ma con la testa di capra la vedo una cosa poco credibile) e il suo morso è velenoso. Che c'è di strano? Morde dalla coda!
Ai giorni nostri si dice "inseguire una chimera" perché essa è il simbolo di qualcosa di così irreale e inverosimile che incarna impossibilità di successo. Perché vi parlo di mostri mitologici? Seguitemi.

Tutto parte da una riflessione che ho fatto mentre mi trovavo nell'atto supremo del pensiero: facevo una doccia. Mentre strofinavo mi è venuto da sogghignare al pensiero di tutte le identità che posseggo su internet quando si parla di siti per la ricerca di lavoro; ho tante di quelle facce che mi sento quasi come Argo; ho tante di quelle descrizioni e aggettivi che potrei benissimo incarnare la dea Kalì. La chimera, per quel che mi riguarda, è il lavoro. Non il posto fisso eh, anche due lavoretti non fissi andrebbero bene. Questa chimera è figlia di due divinità: Echidna - la vipera -, chiunque goda nel tuo fallimento, e Tifone, ovvero in primis i tuoi genitori che tengono uno striscione da un lato e in secundis dai tuoi amici. Ma intanto io mi sono trasformata davvero nella dea Kalì: flessibile e creativa, ciononostante affidabile e seria. A volte sottolinei l'uso dei new media, a volte i tuoi studi rigorosi e puntigliosi. Non basta rispettare le scadenze, se riuscissi a fermare il tempo sarei l'impiegata perfetta...
Ci credo che sto diventando schizofrenica. Ho tanti di quei profili su ogni tipo di sito che procacci lavoro che mi chiedo chissà quale di queste identità sia quella schizofrenica.


Risotto con rucola e salsa al vino
Ingredienti:

- 50 grammi di riso
- 250 ml di brodo
- cipolla q.b.
- 3 cucchiai di salsa al vino
- pepe nero q.b.
- rucola

Sì, questa è una ricetta per uno. Ero da sola e ho cucinato solo per me. Li vedo i vostri sguardi eh, tra l'impietosito perché mangio da sola e l'invidioso perché nonostante fossi da sola abbia smosso le chiappotte per cucinare qualcosa di decente. Ma che dico decente? Dignitoso! *risata malefica, buio in sala, una luce su di me*

Foto con prospettive alternative
per mascherare che non so fare le
foto e che se non rimesto si attacca
tutto.
Usate quanta cipolla vi aggradi per la tostatura del riso, aggiungete un goccino di olio se proprio dovete, ma ci terrei a ricordarvi le quantità di burro usate insieme a quella cipolla. Dopo aver tostato il riso a fiamma moderata, siccome non avevo voglia di preparare quella minima quantità di brodo - sporcando così un altro pentolino che avrei dovuto pulire io - ho semplicemente versato l'acqua nel tegame aggiungendo un terzo di dado da cucina.




Dopo un paio di minuti aggiungete la salsa al vino, continuare a mescolare con cura (per trarre maggiore ispirazione potete ascoltare La cura di Franco Battiato).
Nel caso in cui il riso abbia deciso di comportarsi da adolescente, contravvenendo alle mie indicazioni e assorbendo tutto il brodo prima di essere del tutto cotto, ripetete l'operazione dell'acqua, ma con moderazione, perché se ne mettete troppa rischiate di avere riso in brodo o, peggio - che orrore! - di farlo scuocere.
Infine prendete un pugnetto di rucola, tagliatelo grossolanamente e buttatelo nel riso giusto un minuto prima di impiattarlo. Fategli fare compagnia da una spruzzatina di pepe nero e mangiate con gioia e gusto un piatto fratto praticamente con avanzi.