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domenica 4 gennaio 2015

Scimmie di montagna

O almeno, è così che i danesi chiamano i loro vicini di casa - nonché ex sudditi.
Questa descrizione è dovuta al fatto che i norvegesi hanno delle montagne e su queste montagne crescono le foreste (e i danesi no)... E loro cosa fanno, soprattutto la domenica mattina quando tutti dovrebbero essere a casa a dormicchiare sul divano e smaltire la sbronza? Loro vanno in giro per foreste, zaino in spalla (e di solito nello zaino c'è un qualche infante) e con qualsiasi condizione meterologica!
Da sud-europea quale sono - o nordafricana, fate voi - trovo che la definizione migliore sia "caprette" e non "scimmie". Trovo veramente scioccante come riescano a mantenere l'equilibrio su qualsiasi tipo di roccia ricoperta più o meno di muschi, acqua, neve o ghiaccio e in qualsiasi pendenza appena compiono il secondo anno d'età.

Perché vi sto dicendo tutto questo? Perché spesso (e soprattutto all'inizio del trasferimento) ho ricevuto domande riguardo la Norvegia e i norvegesi; domande più o meno furbe, considerando che viviamo nel 2015 e molte risposte potrebbero essere soddisfatte semplicemente usando un qualsiasi motore di ricerca, ma tant'è.

Da siciliana totalmente disabituata alla vista della neve - ricordiamo alla gentile utenza che una volta, nel mantovano, ho provato a fare una palla di brina perché era la cosa più simile alla neve in quel momento - ammetto che, problemi di deambulazione a parte, sono sempre molto felice quando vedo nevicare.
Va bene, io non ho problemi collaterali a quello della mancanza di equilibrio perché non guido, però mi piace lo stesso; mi piace meno il giorno dopo quando è tutta schiacciata e prende forma di ghiaccio ma basta comprare degli spuntoni da attaccare alla scarpa oppure prenderla con filosofia e tentare di pattinare.
Domenica scorsa ha nevicato e mi sono detta "è proprio il caso di scattare una foto tentando di essere il più norvegese possibile, nei limiti della mia sicilianità", quindi eccomi qua nel mio tentativo di farvi da guida attraverso la Norvegia - attraverso il mio punto di vista.



Cupcake di carne
per le polpette:
- 400 grammi di macinato
- 1/2 cipolla
- 1 spicchio di aglio
- 2 uova
- 2 cucchiai di prezzemolo
- sale e pepe q.b.
per la salsa:
- 1 cucchiaio di senape
- 1 cucchiaino di peperoncino
per la glassa:
- 250 grammi di patate
- 100 ml di latte
- 100 grammi di burro
- noce moscata q.b
- sale q.b.

Preriscaldate il forno a 180° e preparate le polpette e il purè di patate.Tagliate le patate a tocchetti: questo vi consentirà di schiacciarle subito dopo averle cotte senza attendere che si raffreddino per poterle pelare - sempre se non abbiate voglia di perdere l'uso dei polpastrelli, delle impronte digitali e darvi così al crimine organizzato - e tagliarle a tocchetti. Copritele di acqua e salate l'acqua, così non dimenticherete di farlo in un momento successivo in preda all'euforia. Quando l'acqua inizia a bollire puntate il timer su 20 minuti (o quanto dice la confezione delle patate in vostro possesso)... Se avete voglia di fare i pigri, usate il purè in busta ma non venitevi a lamentare con me se il sapore non è buono come il buon purè di una volta.
Passiamo alle polpette: la ricetta è quella che uso di solito, modifica più, modifica meno; potete usare la vostra e vi assicuro che non mi offendo. Ad esempio stavolta non avevo della cipolla in casa, quindi ne ho fatto a meno e ho aggiunto del cumino, per esaltare un po' il gusto del macinato di bue. Mescolate tutti gli ingredienti in una ciotola e preparate sei polpette da adagiare in formine da muffin, pressando leggermente la polpetta sul fondo; lasciate riposare qualche minuto, non per qualche motivo particolare ma perché c'è da preparare la salsina con cui spennellare i muffin. 
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In una ciotola mescolate la senape e il peperoncino (la ricetta originale prevede salsa chili, zucchero di canna e senape; io però non avevo voglia del retrogusto dolce dello zucchero, quindi ho evitato) e spennellate i vostri muffin. 





Adesso è ora di infornare per circa 30 minuti e dedicarsi alla purea di patate. Se volete fare i raffinati vi consiglio di usare la ricetta delle patate duchessa (fondamentalmente è come il purè di patate ma si aggiungono un paio di tuorli per avere l'effetto decorazione sfiziosa dovuta alla crosticina) sennò, se avete poco tempo come la sottoscritta fate così: schiacciate le patate, aggiungete il latte e il burro, il pepe e la noce moscata. Prestate molta attenzione alla consistenza: se il purè dovesse risultare troppo sodo vi verrà difficile usare la tasca da pasticcere, se troppo liquido anche, perché vi ritroverete schizzi di purè dappertutto. 
Lasciate riposare il purè, ma solo perché la carne è ancora in forno. Tirate fuori le polpette dal forno e accendete il grill. Adesso è ora di glassare i muffin; usate qualsiasi bocchetta di vostro gusto - battute di cattivo gusto ben accette - e spremete sulle polpette dei ciuffi di purè dalla dimensione che più vi aggrada - battute di cattivo gusto nuovamente ben accette -, e infornate per qualche minuto finché il purè non vi sembra sufficientemente croccante. 
Ri-sfornate e servite.





mercoledì 9 gennaio 2013

Scrivere è/e trascrivere. Ti voglio bene, Gender.

Scrivere è trascrivere. Anche quando inventa, uno scrittore trascrive storie e cose di cui la vita lo ha reso partecipe: senza certi volti, certi eventi grandi o minimi, certi personaggi, certe luci, certe ombre, certi paesaggi, certi momenti di felicità e disperazione, tante pagine non sarebbero nate - Claudio Magris.

Questa è una storia disonesta, questa è la prima storia del 2013. Ma soprattutto, questa non è una storia inventata. Questa è una storia dell'interpretazione di certi fenomeni, scritti, in movimento, orali... Perché Dante e Virgilio? Perché rappresentano l'acme della possibilità dell'interpretazione e io, novella Virgilio, vi guiderò nei meandri dei miei pensieri contorti.
Questa storia parte dai gender studies e da quanto io li disprezzi. Sento spesso lamentare del fatto che la lingua sia maschilista. Sì, e allora? Fatevene una ragione, per Diana! Voglio dire, ci sono solo due generi (vi prego, comunità lgbt, non scagliarti contro di me) e la lingua non ha scelto di essere maschilista e non è una ragione sufficiente per deturparla declinando le parole a nostro piacimento - anche perché sennò io da domani inizio a dire "la sola" o "il luno" perché preferisco usare i generi alla maniera tedesca. Femministe dell'ultima ora, fermatevi! E ve lo chiedo soprattutto perché, col vostro braccio alzato, mentre state brandendo le idee (non sia mai un mattarello che fa male sul serio), riesco a vedere che non vi siete depilate le ascelle. Ugh. Che poi non è nemmeno difficile ragionare in maniera lineare e se solo Doris Lessing potesse sentirvi, sono sicura che vi lancerebbe addosso dei Tampax usati. Oh, a proposito di autori misinterpretati... anche il povero Ezra viene spesso citato da destrorsi e se lo sapesse sono sicura che vomiterebbe nei loro condotti uditivi. Tornando al canovaccio del discorso incentrato sull'interpretazione di alcuni segnali e dell'appartenenza o meno a un determinato genere, siamo oggi qui riuniti per ricevere tra noi una notizia che ne ha dell'incredibile: il torcicollo appartiene alle donne. Cercherò di essere più specifica: il torcicollo appartiene alle donne con le tette. Seguitemi ancora più in profondità: il torcicollo appartiene alle donne con le tette grosse. Novelli Indiana Jones, siamo quasi arrivati al tesoro: il torcicollo appartiene alle donne con le tette grosse e rifatte. Stando ai dati forniti da una bellissima televendita, a quanto pare le donne che hanno deciso di sottoporsi alla mastoplastica additiva soffrono di questa gravissima patologia. Siccome il detto "chi bella vuole apparire un poco deve soffrire" non si confa al nostro secolo, le nostre beniamine non dormono supine né prone per evitare questa fastidiosissima patologia ma si affidano all'aiuto di un nuovissimo ritrovato scientifico. Perché non mettere tra le tette un cilindro? E perché non mettere tra le tette un cilindro che vibra? Eh? Perché? Io che tette non ne ho devo trovare una soluzione primitiva, tipo un cuscino o qualcuno che mi sciolga la contrattura.
Signore, non so voi ma io preferivo di gran lunga la pubblicità del massaggiatore da schiena sul Postalmarket...

Scaloppine con senape e miele
Ingredienti:
- 6 fettine di lonza di maiale
- farina q.b.
- burro
- 1 dado
- acqua q.b.
- 2 cucchiai di senape
- 2 cucchiaini di miele
- 6 fettine di melanzana
- timo q.b.

Prendete le vostre fettine di lonza e se vi sembrano troppo spesse (e volentieri), battetele. Però con gentilezza, sennò si offendono. Infarinatele con cura. No, non ho fatto foto di questo procedimento perché mi sembrava un insulto alla mia intelligenza. Prendete una padella, larga - sì, quella più larga va benissimo - e mettete a scaldare del burro. Ponete le fettine in padella e rigiratele di tanto in tanto finché non si sarà creata una simpaticissima crosticina. A questo punto mettetele in un piatto e passate alla preparazione del sughetto. Nella stessa padella sbriciolate un dado e aggiungete un dito di acqua. In teoria, se non volete aromatizzare ulteriormente le scaloppine, avete finito qui. In realtà no. Quando il dado si sarà disciolto aggiungete la senape (io ne ho messi due cucchiai, ma se volete che si senta più o meno sarà una vostra decisione) e un paio di cucchiaini di miele (anche qui, fate come volete, però il mio consiglio è di mantenere più o meno queste proporzioni). Mescolate con cura e rimettete le fettine in padella, a fuoco basso, finché il sugo non si sarà rappreso secondo il vostro gusto.

Adesso mettete le scaloppine e il sughetto da parte e passate al contorno. Nella stessa padella disponete a stella le fettine di melanzana (se non le mettete a stella vengono meno saporite) con qualche cucchiaio del sugo di cui sopra e una spolveratina di timo.
Quando la parte a contatto con la padella vi sembra rosolata a dovere ripetete l'operazione: disposizione a stella, sughetto e timo. Lasciate sul fuoco (basso per carità di dio, sempre basso) finché non vi sembrano cotte.
Servite con gioia et giubilo. Ah, come vedete io ho aggiunto un contornino di fettuccine con verdure (funghi, spinaci, carote), ma non è quello il punto di questa ricetta. Il punto è: quella sera avevo voglia di cucinare e di qualcosa di sfizioso... mi sono detta "cosa posso fare?". Ho aperto la dispensa e il frigo e ho trovato la senape e il miele. Tentar non nuoce. Vi assicuro che sono una doppia libidine.
Ah sì, dimenticavo, il blog compie un anno proprio questo mese...
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