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domenica 27 dicembre 2015

Christmas with the yours, easter what you want

Panorama da Rødland.
Essendo fine anno, sono state pubblicate diverse classifiche sui quotidiani (nazionali ed internazionali) di argomento vario ed eventuale.
Tra le città più vivibili d'Italia, con inesistente sgomento, non c'era Catania.
Tra le nazioni con alta qualità della vita c'è la Norvegia; anche in questo caso lo sgomento è stato lasciato da parte.

Vivo a Bergen, una delle città più piovose e quest'anno abbiamo battuto ogni precedente record: 276 giorni di pioggia. Questo è successo perché dopo lo scorso inverno abbiamo avuto l'autunno, poi l'autunno, poi di nuovo l'autunno e fino a oggi eravamo ancora in autunno (perché a dicembre non è possibile avere 6 gradi). Ma oggi ha iniziato a nevicare, quindi tutto è tornato al suo posto.
 
La cosa divertente  - ok, una delle cose divertenti - per me del vivere all'estero è rispondere alla domanda dei norvegesi stupiti "ma come, sei italiana e ti sei trasferita qua? Ma chi te lo ha fatto fare, qua piove, c'è freddo, voi avete il sole e il cibo buono!".
Tutto vero, in Sicilia abbiamo il sole, abbiamo la granita, abbiamo la tavola calda.
Abbiamo anche la mafia, una naturale repellenza al seguire le regole, una disorganizzazione diffusa.
Sì, è vero, abbiamo la storia a ogni passo (specialmente nella mia città si incontrano e si sovrappongono greci, romani, bizantini), ma cosa te ne fai della storia se non ti senti al sicuro?
Cosa te ne fai del sole e del caldo tutto l'anno se non hai possibilità di costruirti un futuro?
Quelle (rare) volte in cui torno ho paura a guidare, prendere l'autobus è semplicemente un pensiero ridicolo, non è possibile stare in fila educatamente, se rimango ferma al semaforo rosso pedonale rischio la sordità a causa dei clacson.

Non per demonizzare Catania, perché avrei potuto semplicemente provare a costruirmi una vita tra Padova, Verona, Mantova, Parma (città piccole e - per lo più - ordinate; sicuramente non perfette ma fatte per me), ma non è che cambiando regione sia più semplice trovare lavoro e costruirsi un futuro.
Non dico sia impossibile ma non è nemmeno semplice.
Tra le cause possiamo elencare i contratti in nero, i contratti a tempo determinato, l'inesistente permesso di maternità, e così via...


Perché rimango qua?
A parte perché finalmente comprendo il sentimento campanilista dei miei concittadini: amo questa città. Per me è la città più bella del mondo. Ignorando le prime e normali difficoltà burocratiche, io qua sto bene e mi sento al sicuro. Non conosco l'iter che gli immigrati devono seguire in Italia per ottenere tutti i documenti, ma immagino non sia semplice nemmeno lì, specialmente se pensate che quasi nessuno parla inglese, mentre invece qua durante i primi tempi mi è stato fornito aiuto in inglese.
Mi è possibile progettare un futuro, mi è possibile cambiare lavoro, se dovessi rimanere incinta avrei diritto alla maternità e, se non avessi possibilità di mantenere il bambino, riceverei aiuto dallo stato per 18 anni (dopo i 18 anni la Norvegia dà soldi direttamente all'interessato).
Rimango qua perché ho dei diritti in quanto lavoratore e se qualcosa va storto nell'ambiente lavorativo, non è il capo ad avere il coltello dalla parte del manico.
Ho diritto a del tempo libero, sapete che bello il tempo libero senza altre preoccupazioni per la testa?
Non è semplice integrarsi e inserirsi, lo percepisco dai racconti di altri immigrati, ma non impossibile.

Poi volete mettere che bello poter vivere in un posto dove a nessuno importa che lavoro fai ma che persona sei?
Dove non vieni giudicato dal tuo aspetto fisico ma dalle tue azioni?
Dove non importa se sei sposato, se convivi, se sei un prete e sei gay, se i figli prendono il cognome del padre o della madre?
Dove la domenica è tutto chiuso perché è un diritto avere un giorno libero?Probabilmente ho dipinto un quadro un po' troppo idilliaco; non ignoro i lati oscuri di un altro posto differente dalla nazione da cui provengo, con abitudini a volte diametralmente opposte alle mie; però questi lati oscuri non sono poi così oscuri da permettermi di offuscare e rendere negativa la visione d'insieme.

Pepperkake
(biscotti allo zenzero)
Ingredienti:
- 125 grammi di margarina
- 125 grammi di melassa
-2 uova
- 125 grammi di zucchero
- 350 grammi di farina
- 1/2 cucchiaino di pepe
- 3/4 cucchiano di zenzero
- 2 cucchiaini di cardamomo
- 1 1/2 cucchiaino di bicarbonato d'ammonio

Per prima cosa vorrei dire che non è semplice trovare una ricetta univoca per preparare le pepperkake, alcune usano il lievito, altre il bicarbonato e altre il bicarbonato d'ammonio. Alcune usano più o meno cannella, più o meno pepe... E così via. La prossima volta pubblicherò la ricetta del mix di spezie che uso ogni volta che voglio ottenere il gusto di biscotti allo zenzero, stavolta vi beccate la ricetta che ho trovato su un libro, quindi le spezie sono quelle che sono.
Come seconda cosa vorrei dire che al posto della margarina potete usare il burro e che i grammi di farina sono variabili per via delle uova. Il bicarbonato d'ammonio non è necessario, io lo uso perché mi piace l'effetto che fa ai biscotti.
Sciogliete la margarina e la melassa e lasciatele intiepidire; frullate le uova e lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso e aggiungetevi margarina e melassa.
Unite in una ciotola gli ingredienti secchi, mescolateli e passateli al setaccio sul composto di cui sopra.
Impastate fino ad ottenere una palla uniforme, lucida e da sculacciare; quindi avvolgetela nella pellicola e lasciatela in frigo fino all'indomani.
A questo punto dovete armarvi di mattarello e pazienza perché l'impasto sarà ben freddo e duro. Vi consiglio di dividere l'impasto in pezzi più piccoli e stenderlo, poiché tanto dovrete compiere questa operazione più e più volte.
Stendete l'impasto, dicevo, molto molto ma molto sottile (il più sottile possibile) e con le formine ricavate i biscotti.
Dato che si gonfieranno in forno, se avete intenzione di usare delle forme "componibili", vi consiglio di distanziare l'impasto ulteriormente, allargando i lembi, altrimenti non sarà possibile incastrare i biscotti. Questo lo so perché io non l'ho fatto e non ho potuto incastrare nulla. Poco male, il gusto non cambia e fanno tutti la stessa fine: mangiati voracemente.
Accendete il forno e infornate i biscotti per 8-10 minuti a 180°.
Una volta passati i minuti di cottura, fateli raffreddare su una griglia.
Decorateli come più vi piace: dalla glassa con albumi alla glassa di zucchero a velo, glassa colorata o bianca, confetti o cioccolata.
Ho decorato per la prima volta dei biscotti e ho capito che non è una cosa semplice (oppure ho la capacità di decoro degna di un gatto con pollice opponibile); ho anche capito perché le persone fanno figli: i bambini decorano peggio degli adulti ma nessuno va a dire ai bambini che decorano da schifo. Tutti si concentrano su quanto sia coccoloso che i genitori e i figli impastino insieme, ignorando le capacità reali degli adulti.



giovedì 10 dicembre 2015

I dialoghi di Polly In Bloom

Come potete vedere dall'immagine qui accanto (la cui veridicità non è stata assolutamente verificata) e come sapete già perché ve l'avevo già detto, nonostante ci siano due lingue ufficiali e nonostante gli immigrati di solito imparino la prima delle due qui citate, la sensazione è che comunque tutti parliano il proprio dialetto. Decidiamo quindi di considerare l'immagine come veritiera: le due lingue ufficiali e standardizzate sono queste due. Trovarle come lingue scritte nei documenti è assolutamente possibile - e la possibilità dell'una e dell'altra non è randomica (quindi ok, forse l'immagine è veritiera). Non essendoci però una regolamentizzazione riguardo il norvegese parlato, lì casca l'asino - e non ci sono associazioni animaliste pronte a salvare la povera bestia inerme.
Provate a immaginare la difficoltà: siete lì belli seduti coi vostri libri, attenti a imparare la grammatica, la scrittura corretta e poi su facebook trovate madrelingua che scrivono alla cazzo di cane (a proposito, veterinari in lettura, mi spiegate com'è fatto il pene dei canidi?). Un po' come gli immigrati in Italia che se sperano di imparare la lingua italiana dall'italiano medio passano più di un brutto quarto d'ora ("apposto" al posto di "a posto"; "avvolte" al posto di "a volte"; "almeno che" al posto di "a meno che"; "letta" al posto di "lettura" e così via). La differenza è che se un immigrato in Piemonte e uno in Sicilia usano i rispettivi dialetti è  un attimo a fargli scattare il secessionismo. In Norvegia, bene o male, ci capiamo.

Conversazioni realmente avvenute, in norvegese, per dimostrare come basti cambiare leggermente le parole  - perché sei immigrato e ogni tanto il cervello decide di pronunciare cose a caso  - o avere un pessimo udito - a causa dell'età avanzata - per ottenere dei risultati innovativi e sicuramente insperati.


- ...e vorrei un caffelatte
- Espresso singolo o doppio?
- Schifo!
- Ok, caffelatte con espresso singolo allora... Aspetta un attimo che te lo preparo

[in norvegese, singolo si dice "enkel/enkelt" e schifo/schifoso ekkelt]

- Scusa, avete ancora le tessere a punti?
- Sì le usiamo ancora, ma non posso dartene una nuova in questo momento perché le abbiamo finite
- Ah ok...
- Ma le abbiamo decise!
- ...
- No scusa, volevo dire ordinate, la prossima volta che vieni proviamo a ricordare che hai pagato due caffè così ti metto due stampini sulla carta

[deciso > bestemt e ordinato > bestillt - grazie cervello per aver scoreggiato]

- E il caffè lo trovate là in fondo a destra
- Ci serviamo da soli?
- Certo! Ci sono anche due piccole caraffe con il latte o la panna, se ne avete bisogno.
- Ah grazie!
- E se avete voglia di un bis, è gratis
- Ah perfetto, grazie mille!
- espressione intraducibile in italiano ma in inglese è a metà tra " enjoy" e "being cozy"
- Scusa, mi hai appena detto che "purtroppo" il bis è gratis?
- No no, ho detto <<espressione intraducibile in italiano ma in inglese è a metà tra "enjoy" e "being cozy">>

[come la signora abbia potuto capire "desverre" da "kos dere" rimane un enorme mistero, anche perché sarebbe una cosa veramente poco gentile da dire]

- Desideri dell'aioli accanto la focaccia col pollo?
- Delle olive? Buone le olive! Sì, grazie!
- ...

[questo si spiega da solo, no?]

- Scusa, non è che per caso *frase incomprensibile a causa di un affollato caffè in un sabato pomeriggio*
- Non ho capito, puoi ripetere?
- Un *come sopra*
- Ok, forse ho capito, hai delle domande sull'aioli?
- No no, avete trovato una chiave?
- Aaaaaah chiave! Aspetta che chiedo.

[qua c'è un problema tra lingua ufficiale e dialetto: immaginate Aldo, Giovanni e Giacomo durante lo sketch della cadrega. Il tizio, originario di Bergen, invece di dire "noecchel" per chiedere della chiave dice "noiler" e il mio orecchio si rifiuta di memorizzare la parola perché suona molto simile a unghie (neiler) e perché è dialetto, quindi il mio cervello in una situazione lavorativa ha trovato una parola simile dal punto di vista fonetico]

Salmone Antipiretico
Ingredienti:
- 2 tranci di salmone
- 1 peperoncino rosso fresco
- 30 grammi di zenzero fresco
- 2 spicchi di aglio
- 1 cucchiaio di olio
- 1 limone

Come avrete potuto intuire dalle mie ultime ricette, il fidanzato (che per comodità definiremo come "il norgico") non ama mangiare gli avanzi, non ama le verdure, non ama il pesce. In pratica sto con un bambino/adolescente di 40 anni e, siccome mi sono un po' stufata di buttare il cibo e di mangiare roba poco salutare, ma anche di sentire lamentele all'apertura del frigo, ho deciso di usare comunque tutta la roba che compro. Oggi in particolare si tratta di una ricetta-forzadicausamaggiore: il norgico ha il raffreddore. Indi poscia per cui ho unito ingredienti che possano liberare i setti nasali e disinfettare.

 
Nel mixer tritate il peperoncino (se ne avete due è ancora meglio), lo zenzero, gli spicchi di aglio, il succo di limone e l'olio.
Prendete un foglio di alluminio, adagiatevi i tranci di salmone, salate a vostro piacimento e ricopriteli con questa pappetta rosella. Le ricette che ho visto in giro in realtà prediligono un tritato fatto a mano ma in quel caso è più semplice per il norgico scartare i pezzi non graditi.
Fate riposare il pesce per una trentina di minuti.

Nel frattempo io ho messo a bollire delle patate - ma anche del riso o degli spaghettini di riso vanno bene come contorno - e ho saltato in padella quattro carote, mezza cipolla, mezzo peperone dolce (quello lungo, per capirci) e qualche ciuffo di broccolo.
Onde evitare di sentire lamentele riguardo le verdure ho deliberatamente deciso di saltarle usando l'olio del vasettino con i pezzetti di jalapeño e un paio di cucchiai di salsa di soia. Non solo, non ho cotto troppo a lungo, in maniera tale da poter conservare un minimo la croccantezza delle verdure.

Preriscaldate il forno a 180°, cuocete per circa 30 minuti e servite.
Ovviamente potete pure cuocere il salmone in padella, il risultato dovrebbe essere lo stesso.
Tenete a portata di mano dei fazzoletti, sia perché la commistione di zenzero e peperoncino potrebbe farvi colare il naso, sia perché è davvero commovente quando buona sia questa salsina.



giovedì 30 maggio 2013

Ambi-guilty

Ho deciso di costituirmi. Vostro Onore mi dichiaro colpevole. Sono colpevole del reato di confusione morfologica ai danni di terzi, autoctoni per di più. Era un piovigginoso pomeriggio nei pressi di Oslo quando ho chiesto una mano - durante lo studio del norvegese - alla vittima.
Dopo aver sparato questa mitragliata di colpi me ne sono pentita, non avrei dovuto, lo so, ma non ci ho visto più e ho dovuto farlo. Ho dovuto, capisce?

- cosa vuol dire annen?
- ah è una vecchia forma per dire secondo 
- sì io ho sempre visto andre effettivamente
- anche se non sono sicuro di sapere da dove derivi...

Lì è iniziato tutto, vedo tutto bianco a causa del lampo (non di genio) e inizio a sparare teorie linguistiche basandomi su lontane e fosche rimembranze. Non sono nemmeno sicura di aver sparato correttamente. Capisce la tragedia intestina? L'urgenza di sparare teorie è più forte dell'acquisita capacità di ricerca. Mi serve un dottore, uno bravo.

- ah ma certo, potrebbe essere perché alla radice an-/ann- viene poi aggiunto l'articolo e voi avete due articoli: uno per maschile e femminile, l'altro per il neutro, quindi forse an+det e an+den hanno dato luogo a queste due forme perché bla bla bla cade la consonante bla bla bla l'altra rotacizza e bla bla bla infine subisce metatesi...
- credo di averti persa qualche minuto fa

Dopo qualche mese in Norvegia sto sperimentando sulla mia pelle tutte le teorie di apprendimento/insegnamento che ho studiato all'università: il mio cervello comincia a sostituire le parole e di solito mi va liscia. La regola è: quello che non capisco con l'inglese, lo capisco col tedesco; questo perché il norvegese è una lingua che si trova in mezzo all'inglese e al tedesco, grammatica semplice (rispetto al tedesco), all'inglese. Morfologia alla tedesca (ma non troppo).
Nella maggior parte dei casi questo metodo funziona veramente bene, anche perché ho la possibilità di rispolverare quel (poco) tedesco colloquiale che conosco; ogni tanto però accade quel magnifico fenomeno analizzato dai Led Zeppelin, noto come Communication Breakdown . Andiamo per gradi, dall'esempio più facile al più spinoso:

Facile: se non ricordo la parola inglese, vado con l'italiano, tanto la parola tedesca si legge come la norvegese.
IT mobilio > EN furniture > DE möbler > NO møbler 

Facile-Medio: qua la questione è spinosa per via delle sfumature di significato, in inglese warm vuol dire tiepido e in norvegese varm si legge come warm in tedesco
IT caldo > EN hot > DE warm > NO het/varm

Medio-Difficile: la parola norvegese derfor si legge come therefore in inglese ma non vuol dire perciò, è un sinonimo di perché.
IT perché > EN why/because > DE warum/weil > NO hvofor/fordi-derfor

Difficoltà massima: in inglese succo di frutta è juice, in tedesco saft. In norvegese trovi bottiglie con su scritto sia juice che saft. Quindi sono la stessa cosa penserete. No. Il succo di frutta è juice e saft invece è un concentrato da diluire in acqua, molto denso. Io ovviamente l'ho scoperto a mie spese
IT succo > EN juice > DE saft > NO saft

Holocod - Schwimmen Macht Frei
Ingredienti:
- 400 grammi di salmone
- 500 grammi di merluzzo
- 3 carote
- zenzero q.b.
- 1 scalogno
- aneto q.b.
- 4 lime

Metti una sera a cena. Metti una sera a cena con una massa di ingredienti da consumare. Tirate fuori i vostri tranci di pesce dal congelatore e metteteli sotto dell'acqua (fredda, a temperatura ambiente, tiepida, va bene tutto). 
Intanto prendete le carote (ndr. qua è successo il primo incidente di sostituzione parole. Volevo dire: potresti grattugiare le carote mentre io faccio altro? E puff, la parola carota è sparita, così come la corrispettiva inglese e tedesca. Ho finito la frase in norvegese.
IT carota > EN carrot > DE karotte > NO > gulrot.) e lo zenzero, grattugiate tutto, tagliate lo scalogno e buttate tutto in padella con un po' d'acqua e del sale. Cuocete a fuoco medio finché non sarà tutto ben cotto. Perché non vi do i grammi di zenzero, chiederete voi. La spiegazione è molto semplice: a me piace molto, quindi più ne uso e meglio è; in questo caso poi ho anche usato lo zenzero fresco, non la polverina.

Mentre le verdure cuociono tagliate la carta stagnola in maniera tale da poter creare un cartoccio per ogni singolo trancio di pesce (nel mio caso otto pezzi) e tagliate i lime a spicchi. Uno spicchio per trancio (il limone va bene ugualmente). Preriscaldate il forno a 200° e prendete una leccarda sulla quale stenderete la carta stagnola. Adagiate il trancio su ogni pezzo di carta stagnola, spremete su il lime, spolverate di aneto e di sale.
Quando le carote saranno cotte dividete il tutto in parti uguali (scusate ma non posso farne a meno, tutto diviso in otto) e ricoprite il pesce. Chiudete i cartocci e infilate la teglia in forno per 10 o 15 minuti.

Come potete notare dalla foto (che trovate pure su instagram) accanto al pesce ho aggiunto un parterre di verdure varie ed eventuali: patate bollite condite con aglio ed erba cipollina, tripudio per dei baci alla francese; broccoli bolliti e saltati in padella con peperoncino e limone; lattuga iceberg che passava di là non sa nemmeno lei perché.
Cosa importantissima che tengo a sottolineare: non è stato usato un filo di olio per preparare tutto questo. No, nessuna pippa mentale su diete pazze: semplicemente non c'era olio di oliva disponibile, quindi invece di affidarmi al detto "piuttosto che niente è meglio piuttosto", ho preferito il piuttosto niente.




sabato 26 maggio 2012

Calvin(ism)o io ti protesto!

Se il calvinismo professava la sovranità di dio, allora io professo la sovranità della voce.


Pensateci bene, sin da quando nasciamo è una delle caratteristiche tipiche dell'essere umano senziente della quale venga presa nota.
La famosa "prima parola", nessuno comunica ai parenti "il primo disegno" o "la prima o col bicchiere", e ancora nemmeno "la prima parola letta", ma la prima parola pronunciata, quella sì (e mi viene la curiosità di chiedervi quale sia stata la prima vostra - la mia è stato il nome di mio zio, in barba ai genitori).
Sempre rimanendo in tema di infanzia e di parole poi, ricordo un articolo apparso sul Corriere all'incirca un paio di anni fa (e cito prendendo pezzi a caso):
Leggere fiabe e filastrocche a un bambino, meglio se è ancora molto piccolo, fa bene a lui e ai genitori. Lo dimostrano studi scientifici e numerose esperienze in Italia e all’estero. La lettura ad alta voce è una delle strategie di dimostrata efficacia per prevenire i problemi dello sviluppo e dell’apprendimento nel bambino. Non importa se il bambino abbia appena iniziato a stare seduto senza sostegno, se non abbia ancora detto “mamma”. Anzi, prima si comincia, meglio è La “literacy” fa bene alla salute ed è un indicatore di benessere riconosciuto. Adolescenti con bassi livelli di literacy sono a rischio almeno doppio di andare incontro a comportamenti aggressivi e antisociali.
Vorrei dire a questi scienziati che non hanno scoperto l'acqua calda e che non servivano numerose esperienze e nemmeno studi scientifici, bastavano quelli umanistici: tutta la letteratura per come la conosciamo è nata da tradizioni orali. Ed è ovvio che prima si cominci meglio è: il rischio è di scivolare nell'infausto baby talk col rischio che i bambini ci prendano per scemi - nel migliore dei casi - o imparino parole che non esistono al posto di quelle esistenti solo perché abbiamo preferito delle varianti idiote.


Si dice che Omero abbia dettato Iliade e Odissea - quindi sì, formalmente sono sue, però dobbiamo sperare che lo scribacchino non abbia buggerato l'anziano ipovedente. La letteratura medievale veniva tramandata mnemonicamente tramite trucchetti con la scelta delle parole (si prediligeva una determinata consonante all'interno di ogni verso per aiutarsi nel processo di memorizzazione, un po' come si fa con le filastrocche) - ok, ammettiamolo pure, la carta costava, si conoscevano solo metodi dispendiosi per la produzione di quest'ultima e la gente non sapeva leggere. E poi vorrei proprio sapere come sarebbe stato possibile fare altrimenti, vi immaginate un'intera corte con una sola copia di un libro? Era molto più comodo lasciar fare ai bardi - i quali molto probabilmente avrebbero anche messo in musica le parole.
Riprendendo il fattore allitterante, come spieghiamo allora il parallelismo con la ripetizione di alcune sillabe all'interno dei processi curativi sciamanici? Anche qui, la voce ha una predominanza importantissima: seguire i suoni prodotti dal curatore, lasciarsi cullare dalle onde sonore, produrre immagini (chimere, citando il mio esame di antropologia) e raggiungere chissà quali luoghi mentre l'attore principale del processo - lo sciamano - elimina il male - o almeno così dicevano (azzarderei un altro parallelismo: mi ricorda le formule ripetitive dei vecchie coi rosari, senza fuochi delle guardie rosse accesi per scacciare i lupi).


Ma ancora, voce come metro gradimento, come chiave per l'attrazione sessuale. Quante volte ci troviamo a descrivere qualcuno che potrebbe potenzialmente insinuarsi nelle nostre grazie e oltre alla caratteristiche fisiche aggiungiamo anche "ha una bella voce, molto bassa profonda". Andate pure a cercare in giro per la rete, troverete anche qui interi studi scientifici su come il tono di voce tenda ad abbassarsi rivelando attrazione ed eccitazione - e non voglio pensare alla vita solitaria che conducono gli striduli, che magari sono pure belli da vedere ma come dice Alfredo Kraus, che è tenore e queste cose le sa:
Un pianoforte può essere visto, la voce no: può essere ascoltata, ed è questo il suo mistero. è lo strumento più affascinante che esista, perché noi siamo lo strumento e noi lo maneggiamo per mezzo di sensazioni interne.
Anni fa, quando lavoravo in radio, avevo proposto una trasmissione di lettura. Non sulla lettura beninteso, l'intenzione di rispolverare i nostri grandi classici e leggerli per chi avesse voluto ascoltare. Non avrei certo toccato i livelli dei ben più famosi radiodrammi alla Stoppard (lo so, il nome non vi dice nulla, ma se vi dicessi sceneggiatura di Shakespeare in Love? Ecco, lui), oppure i ben più famosi e dimenticati radiodrammi del nostro più famoso network, ma secondo me anche l'Orlando Furioso avrebbe potuto rivivere gioiosi momenti. L'idea, come potete ben immaginare fu uccisa sul nascere. Probabilmente l'avevo proposta perché mi piace molto leggere e mi piaceva un sacco quando, prima di dormire, i miei mi leggevano le fiabe. Trovo che sia una sorta di coccola che si ha nei confronti di chi si vuole bene.

Tornando all'occhiello iniziale, il Calvino a cui mi riferisco io è il nostro Italo, il quale dichiara, a mio avviso erroneamente che:


Ascoltare qualcuno che legge ad alta voce è molto diverso che leggere in silenzio. Quando leggi, puoi fermarti o sorvolare sulle frasi: il tempo sei tu che lo decidi. Quando è un altro che legge è difficile far coincidere la tua attenzione col tempo della sua lettura: la voce va o troppo svelta o troppo piano (Italo Calvino). 
Quindi, Italo ti ringrazio sempre per i bei libri che mi hai donato. Però stavolta mi tocca dissentire.

Linguine con cubetti di pesce spada
Ingredienti - 4 persone
- 360 grammi di linguine
- 350 grammi di pesce spada
- 100 grammi di pangrattato
- 1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
- 60 grammi di capperi
- 1 limone
- zenzero in polvere q.b.
- prezzemolo q.b.
- peperoncino

Dopo aver messo a dissalare i capperi in una ciotolina d'acqua, passateli al mixer assieme al pangrattato, al parmigiano, a un po' di scorza di limone, allo zenzero e al prezzemolo (ho scritto zenzero e prezzemolo q.b. perché non a tutti piacciono quanto a me. Io ho usato un cucchiaio di zenzero e un cucchiaio di prezzemolo; lo zenzero non primeggiava sugli altri sapori, quindi la prossima volta ne metterò di più).
Private il pesce spada dalla pelle, tagliatelo a cubetti e impanatelo nel pangrattato.
Fate rosolare i cubetti per qualche minuto (ne basteranno 2-3) e metteteli da parte in un piatto. Prendete il pelapatate e create 4 strisce di scorza di limone, tagliatele a listarelle e rosolate anche quelle, quindi riunite il pesce. Scolate la pasta al dente, finirà la cottura in padella assieme alla megaspruzzata di prezzemolo. Ah sì, lo so che io non ho usato le linguine, ma quanto siete pignoli?