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sabato 17 gennaio 2015

E non me ne accorsi

Andiamo con ordine. Alfabetico.
Non so perché ma ho immaginato la voce narrante come quella del giovane Stefano Accorsi in Jack Frusciante è uscito dal gruppo.

Ti sei trasferita in Norvegia; parli quasi decentemente qualche lingua ma nonostante questo non sei proprio riuscita a imparare il polacco. Però tra te e te dici "vabbè ma il norvegese è una lingua a metà tra inglese e tedesco, basta una spintarella".
Ni.
Arrivi in Norvegia, leggi cose a caso e capisci. E' un enorme passo avanti rispetto al dover fare la spesa con google traduttore a portata di mano.
Arrivi in Norvegia, studi l'A1 da autodidatta in una settimana circa e ti butti nel corso A2. Dai, si può fare.
Dopo il corso A2 e qualche mese di permanenza, nonostante il non costante contatto con norvegicoparlanti - l'inglese lo parlano tutti - riesci a carpire i concetti importanti di frasi dette a voce o lette su libri.
Ma c'è un ma, un grosso ma, un faraonico ma. Più lo guardi e più cresce. E lui ti guarda eh, sornione.
Sembra un soufflé pronto a esploderti in faccia, oppure a sgonfiarsi del tutto. Ma ti guarda; sicuro, lui.
A prescindere dal problema comune di coloro i quali masticano almeno due lingue - ovvero le interferenze inaspettate e del fatto che il cervello si prende in giro da solo ripetendomi e rassicurandomi "dai, questa parola è tale e quale all'inglese (o al tedesco), mica vorrai trascriverla. Ma è ovvio che te la ricorderai nell'esatto momento del bisogno"; dopo due anni abbondanti di permanenza, corsi, contatti con norvegicoparlanti (i quali, nonostante parlino tutti inglese, ci tengono ovviamente a usare la loro lingua e allora per aiutarti minimizzano l'uso dell'inglese), giornali, televisione, sottotitoli, libri e quant'altro, ancora ho problemi con le vocali. Puoi leggere a voce alta ed esercitarti quanto vuoi, ma prima o poi la vocale la sbagli.
Eccolo il grosso ma, le vocali.
In italiano abbiamo cinque vocali (studiosi di linguistica, lo so che sono di più ma venitemi incontro per una volta): a, e, i, o, u. Va bene, abbiamo pure i dittonghi ma si leggono comunque in una sola maniera.
In spagnolo ci sono cinque vocali, le stesse delle italiane e, pure se le accenti non cambiano pronuncia.
In inglese le vocali sono solo cinque ma per ragioni che io e i linguisti di cui sopra conosciamo e non vogliamo dirvi per non tediarvi, la pronuncia dipende dalla posizione della vocale (o delle vocali). Ma il problema non si pone più di tanto, ho iniziato con l'inglese in prima elementare.
In tedesco le vocali sono otto: a, ä, e, i, o, ö, u, ü. La posizione non conta, si leggono sempre alla stessa maniera. La a è sempre a, la ä si legge sempre e, anche la e si legge sempre e, la i, la o e la u non cambiano mentre invece per la ö e la ü dovete immedesimarvi in Calderoli, in un leghista o in un bresciano qualsiasi. Vivete nella bassa, emanate suoni gutturali che nemmeno un Uruk-hai: chiudete quelle vocali.

E il gioco finisce qui.

No.
In Norvegia le vocali sono a, e, i, o, u e alla fine dell'alfabeto hanno aggiunto å, æ, ø. Perché alla fine non lo so, ma tant'è.
La a non si legge mica a, è una sorta di o ma dipende dov'è messa. Quindi a volte suona come una a. La e si legge e, la i si legge i, la o non si leggerà mica o, hanno la a per questo. La o si legge come una lunga u... e la u? La u si legge ü. La nostra o è rappresentata a vocali senza frontiere dalla å e la nostra a è prodotta con una lunga e aperta a da æ. Dulcis in fundo, la ø si legge come la ö.
Ora vorrei vedere voi, magari di fretta, con vocali ben fissate e radicate nel vostro cervello a non tentare di sillabare la o del vostro cognome come o e non con una lunga u.
E questo ma continua a fissarmi, lo saluto timidamente con la manina e con un sorriso imbarazzato stampato in faccia.

Muffin salati:
- 300 gr. di salmone fresco
- 1/2 cipolla
- 3 uova
- 2 funghi
- 1 carota
- 100 ml di panna acida
- 250 gr. di patate
- 1 bustina di lievito
- Aneto q.b.

Mi è stato fatto notare che dovrei usare più ingredienti del luogo perché cose come la bottarga in Norvegia non si trovano. Tanto di cappello, io la bottarga me la sono portata da casa da brava immigrata e non oso immaginare quanto possa costare nei negozi di importazione. Allora ho pensato: come crescono i norvegesi?
Patate e pesce. E allora via.
Mettete a bollire le patate, per fare prima sbucciatele e tagliatele a cubetti - invece di 30 minuti ne impiegheranno 20; non dimenticate di salare l'acqua di cottura. Tagliate la cipolla e fatela imbiondire a fuoco medio-basso, tagliate i funghi e aggiungeteli alla cipolla. Intanto tagliate a cubetti i tranci di salmone e, quando i funghi saranno sufficientemente appassiti, aggiungete pure i cubetti si salmone in padella; salate e pepate.
Mentre le patate si cuociono e la cipolla fa amicizia coi funghi e il salmone, sbucciate una carota e tagliatela alla julienne.
Scolate le patate e schiacciatele in una ciotola capiente, aspettate che si intiepidiscano e iniziate con l'impasto per i muffin: rompete le uova nel paniere, no, nella ciotola; aggiungete la carota e il composto di cipolla, funghi e salmone. Mescolate per bene e accendete il forno a 180°. 
Adesso aggiungete la panna acida. Perché la panna acida e non il latte? Perché avevo la panna acida in frigo, voi usate pure il latte o la panna normale. Mescolate e inserite la bustina di lievito. Prima apritela, vi serve solo la polverina. Per chi, come me, non possiede bustine, bastano 12 grammi di lievito - ma il lievito norvegese è un pochettino debole, quindi io devo sempre raddoppiare la dose.
Come tocco finale, annettete all'epico impasto dell'aneto e dividete il tutto nei pirottini. Ho scelto di decorare i muffin con dei semi di girasole e di zucca. Non aggiungono troppo al sapore finale ma è una decorazione e in quanto tale non deve avere molti altri sensi se non quello di essere carina e di sorridere agli astanti.Infornate per circa 20 minuti; per sincerarvi della compiuta cottura infilzate i muffin con uno stecchino e, se torna su asciutto vuol dire che sono pronti. 
Sfornateli e prima di servirli fateli raffreddare per qualche minuto.
A me sono venuti 14 muffin; ulteriore lato positivo della ricetta: potete congelarli e scongelarli all'occorrenza.

venerdì 24 agosto 2012

Alla carlona

Per chi non conoscesse questa striscia, vi presento Get Fuzzy, storia di una convivenza tra un gatto, un cane e il loro padrone. Ho iniziato a leggere le storie di questo cinico gattino (pleonasmo) nel lontano 2002 su uno di quei giornali gratuiti che si trovano nelle grandi metropoli. Traggo ispirazione della striscia per giustificare il solito delirio pre-ricetta. Anche io, come Bucky, cerco di rendere il mondo un posto migliore. Oggi ho deciso di donare della sapienza saltando di palo in frasca. Innanzitutto il titolo: alla carlona. Ricordo di aver imparato questo modo di dire alle elementari. Perché si dice alla carlona? Perché la leggenda vuole che Carlo Magno fosse un re dalle maniere poco raffinate, un tipo pragmatico che poco badasse alle apparenze e che una volta abbia ricevuto qualcuno (non ricordo chi) in tenuta da caccia, dopo essere tornato dalla  sopracitata battuta. Da qui, alla carlona. Perché il numero 17 porta sfortuna? Perché se provate a scriverlo coi numeri romani e lo anagrammate otterrete il passato di vivere (XVII > VIXI). Altro giro, altro aneddoto. I denti della forchetta si chiamano rebbi, la parte bianca delle unghie si chiama lunula, abbiamo un muscolo nell'interno coscia che si chiama gracile e se la mattina vi svegliate con almeno una delle due braccia in preda al formicolio, sappiate che Casper ci ha mentito. Il formicolio si chiama parestesia e a quanto pare stavolta non è causata dalle posizioni strambe che assumo durante il sonno ma dagli antibiotici (a proposito, perché formicolio si scrive senza ì? A me piace usarla). Il bicchiere della staffa invece non viene servito in un bicchiere a forma di stivale, bensì nasce dall'usanza di bere il sorso del congedo quando si ha già un piede sulla staffa, pronti a tornare a casa. Secondo i dati in nostro possesso non sono solo i genovesi e gli ebrei i proverbiali risparmiatori, poiché se si riesce a usufruire di qualche servizio in maniera gratuita si può dire di aver fatto come i portoghesi (storia vera secondo la quale l'ambasciatore portoghese a Roma invitò i connazionali ad assistere a uno spettacolo e per entrare senza pagare bastava dichiarare di essere portoghesi e i romani, che arraffano dove possono dai tempi del ratto delle sabine, non hanno esitato un secondo sul da farsi), anche se alla luce dei fatti sarebbe più corretto dire fare come i romani che si sono spacciati come portoghesi, il detto è rimasto così com'è. Scoperte recenti: ultimamente ho visto l'Otello e l'Enrico V curati da Kenneth Branagh (che Dionisio, Talia, Melpomene e Polimnia ti abbiano sempre in grazia). Innanzitutto, il nome Otello deriva da una delle rune, Odal, Othila, Othala, il cuo significato è proprietà, possesso. Non mi stupisco del perché Guglielmino abbia scelto proprio quel nome per il protagonista della tragedia che narra della bestia dagli occhi verdi che vilipende la carne di cui nutre. Nell'Enrico V invece c'è un giovanissimo Christian Bale nel ruolo di scudiero (un po' come Semola ne La Spada nella Roccia). Trama dell'Enrico V: il re decide di iniziare una guerra per conquistare la Francia, solo che a me sembra una scusa per poter sposare la figlia dell'altro re. Il dubbio che mi pongo è: io ho sempre tifato Inghilterra, ma un francesista, in questi casi come fa? 

Zapiekanka 
Ingredienti:
- 1 baguette
- funghi
- 1 dado
- salame
- formaggio
- salsa all'aglio

Si dice che ogni popolo si riconosce dal tipo di cibo da strada che ha. Non ricordo dove l'ho sentita o dove l'ho letta, ma si dice così e vox populi, vox dei. Avete già avuto modo di leggere le lodi che ho tessuto per la cucina polacca in generale, quindi non mi dilungherò eccessivamente. La zapiekanka (zah-pieh-khan-kah - e questa parola si legge proprio come si scrive, deo gratias) è una validissima alternativa al kebab notturno. Stando alle fonti, la ricetta originale è la seguente: baguette, funghi trifolati, formaggio e ketchup, però ho visto molte varianti e visto che non sono membro del Ketchup Appreciation Society ho preferito basarmi sulla creatività.
Lavate i funghi, tagliateli a fettine e metteteli in padella con un filo d'olio, un dito d'acqua e copriteli. Rimestateli di tanto in tanto e, quando avranno sudato a sufficienza, aggiungete un dado. Mentre i funghi si cuociono tagliate la baguette in quattro parti uguali e adagiatevi le fette di salame (io non ho voluto strafare, per non lasciare che un sapore prevalesse sugli altri). I funghi a questo punto dovrebbero essere pronti, allora accendete il forno a 180°-200°, prendete la vostra teglia (non dimenticate la carta forno sul fondo) e ponete i vostri pezzi di baguette.
Aggiungete i funghi, vi consiglio di non strafare onde evitare cadute a cascata di funghi sui vostri vestiti, e il formaggio. Capitolo formaggio: per strada ho visto che usano una sorta di "mozzarella", io avevo del formaggio Morski (del mare, perché e come fanno il formaggio del mare?) e ho usato quello.
Infornate per circa 15 minuti, o perlomeno fin quando il formaggio non vi sembra sufficientemente sciolto e il pane sufficientemente croccante. Adesso tocca alla grande variante: in teoria, sulla vostra calda zapiekanka appena sfornata ci andrebbe il ketchup, io ho preparato per l'ennesima volta la salsa all'aglio e me la sono goduta fino all'ultimo morso. Ovviamente il piatto andrebbe accompagnato con una birra, ma io ero a casa e non avevo voglia di andare fino al supermercato, indi poscia per cui ho irrorato con acqua.