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sabato 8 giugno 2013

Non voglio rovinare la nostra amicizia...

Io non sopporto i cani. Non è che non mi piacciano, per carità. Brave bestiuole, tanto carucce, però non reggo il loro atteggiamento da eterni contenti. Mi piacciono ma non li sopporto... Provano ed esternano sempre estremo entusiasmo verso qualsiasi cosa gli capiti. Sembrano degli scout. No, peggio. Sembrano dei coristi folli del campo estivo della parrocchia.
Cacchio che bella questa busta di carta! Adesso la sbrano. 
Ehi vedo che ti sei alzata per andare in bagno, quasi quasi metto le mie zampe sulle tue spalle e ti lecco un po' la faccia con la mia alitosi degna della fiatella mattutina umana. 
E non dico tanto per dire, non mi baso nemmeno su leggende metropolitane, sono cose che mi sono successe ultimamente...
L'altro pomeriggio, per andare nel particolare, leggevo beatamente al sole, seduta come una signorina non dovrebbe mai sedersi, con un gatto che usa il mio piede come cuscino per ronfare. Così, tanto per definire e sottolineare il mio ruolo subordinato nella sua vita: non solo sono quella che versa il cibo nella ciotola, non solo si dà al risparmio energetico usando i miei movimenti col mouse per accarezzarsi da solo, oggi sono anche un cuscino. Mi ripaga con tante fusa, è sufficiente.
Leggevo, dicevo. Beatamente. Felice della mia condizione di subordinata quando all'improvviso sul bracciolo della poltrona sento questa testa sbavante e ansimante.
Il cane, anzi, la cagna, reclama attenzioni - che poi, cagna mi sa tanto di discussione nello spogliatoio degli uomini.
E ti guarda con quegli occhi che ricordano tanto quel conoscente sfigato che ci provava. Quello che alle medie timidamente mette il suo braccio attorno alle tue spalle ma tu ti divincoli. Ma non perché non ti piacesse, è che hai 11/12 anni e vuoi solo giocare a calcio, i maschietti sono solo i compagni di squadra. Farai due più due anni dopo, ovviamente. Glielo leggi negli occhi con sottotitoli a pagina 777 di televideo, sono gli stessi occhi che cercano il momento adatto per provare a baciarti, per tentare l'approccio definitivo... Adesso, adesso, adesso siamo abbastanza vicini e... E tu, che "non vuoi rovinare l'amicizia", lo capisci e ti fai indietro. Porti indietro la testa, il corpo, tanto per essere chiari sposti anche la sedia. Non sai proprio come dirglielo che no, non deve baciarti, in fondo ti fa tenerezza, ma il sesso per tenerezza e pietà è ancora ben lontano.
Ora che ci penso, una volta un compagno di classe mi rispose con un "ah, pensavo tu fossi diversa dalle altre". Solo che io non stavo mentendo, ci tenevo davvero. Probabilmente quando ha smesso di parlarmi 10 anni dopo quell'episodio aveva solo messo in atto la famosa massima della vendetta che è come il gazpacho, un piatto che va servito freddo (no, non è mia, come potete vedere).
Ma non demordono, né i cani, né gli sfigati.
Sono riconoscente agli sfigati, mi hanno sempre dato ottimi spunti per usare e sviluppare la fantasia:
- Esci?
- No oggi no, è l'anniversario del lutto per le uova di chiocciola che le suore hanno lasciato morire in laboratorio in seconda media.
- Facciamo qualcosa?
- No guarda, ho fatto gli esami del sangue e sono in ansia di sapere se li ho passati, quindi non ho dormito molto...

Insomma, eggnnente, alla fine ho fatto "pat pat" sulla testolina del cane e gli ho detto di sedersi, là, a distanza tale da non sbavare su me stessa o sul libro e sono tornata nel mio paradiso cuscinesco. 

Merluzzo panato nel sesamo
Ingredienti:
- 6 tranci di merluzzo
- sesamo q.b.
- 1 busta di zuppa thai al cocco e limone
- 4 cucchiai di farina
- acqua q.b.

Perché preparare una semplice pastella con acqua e farina (2 cucchiai di farina e acqua finché non avete un composto melmoso) quando potete preparare una pastella simile alla quale puoi aggiungere 20 grammi di preparato per zuppa thai?

Appunto, perché?

Innanzitutto perché ho trovato questa zuppa solubile e mi sono domandata che sapore avesse e poi per dare giusto quel qualcosa in più al merluzzo, uno dei pesci meno saporiti del globo terracqueo - non me ne vogliano i banchi di merluzzo che nuotano allegramente qui attorno, non ce l'ho coi loro parenti.
Prendete una leccarda, copritela con la carta forno e tagliate a metà i vostri tranci di merluzzo ai quali avrete già eliminato ogni scaglia. Accendete il forno a 200° e preparate la pastella di cui sopra mescolando i due cucchiai di farina e l'acqua, quindi aggiungete 20 grammi di zuppa solubile (ma la prossima volta magari uso il latte di cocco al posto dell'acqua e niente preparato finto).
Rigirate i tranci nella pastella e poi ricopriteli di sesamo, lanciateli con ghigno beffardo sulla leccarda (il ghigno beffardo serve solo per esprimere la soddisfazione dell'esperimento alla Dr. Frankenstein. Io avrei concluso con un "si può fare", ma mi avrebbero presa per pazza).
Dopo aver impanato per bene infornate per 10 minuti, rigirate i tranci e infornate per altri 10 minuti.
Intanto cosa fate con la pastella rimasta? 
Preparate una salsa per accompagnare il pesce (consiglio anche di preparare del semplice riso in bianco come accompagnamento). Versate il contenuto della ciotola in un pentolino, aggiungete acqua e altri due cucchiai di farina e mescolate, mescolate, mescolate.
Visto che la zuppa sarà speziata e al sapor di limone, per spezzare quelle espressioni da "ho appena morso un limone" preparate anche un'insalata.
A questo punto sono passati i 20 minuti, il pesce è pronto e potete impiattare.
Uno dei migliori esperimenti di tutto il 2013, sentivo il sapore dei piatti thailandesi pur essendo consapevole di aver usato una finta zuppa...

                                               



mercoledì 10 aprile 2013

Sospira dolcemente e si adira. Prima o poi...

Prima o poi siamo tutte Laura... Laura chi? Seguitemi e lo scoprirete.
Che Friends possa essere considerata LA serie per eccellenza è facile a dirsi. Il motivo è praticamente uno solo: ha toccato ogni tipo si situazione che tutte le altre serie televisive toccheranno negli anni a seguire. Potrei farvi innumerevoli esempi ma andare fuori tema già alla terza frase mi sembra eccessivo, quindi vi prometto che stilerò una lista di questi esempi quanto prima. Questa serie tv ci ha fatto compagnia durante gli anni 90 e posso affermare che, dopo averla rivista in lingua originale in questi ultimi mesi, ai tempi il lavoro di doppiaggio è stato fatto con riguardo. Ogni tanto però ero costretta a sollevare il sopracciglio... Quando Ross e Joey discutono, durante l'episodio The One with the Blackout trasmesso nel novembre del 1994 riguardo il rapporto tra Ross e Rachel, culminato nel dialogo geniale riportato qui accanto, hanno sdoganato l'espressione "friend-zone".  L'Italia, si sa, non è la regina indiscussa in campo di aggiornamenti e allineamenti col mondo - nonostante la spiccata esterofilia. - e mi sono chiesta: quando noi, nel giugno 1997, abbiamo visto la stessa puntata, intitolata A lume di candela, come abbiamo ricevuto l'informazione "friend-zone"? Bene, nel mondo di internet questo è considerato lo sdoganamento del never gonna happen, però ci terrei a dirvi che, molti molti molti anni fa c'era chi decideva e preferiva mettersi in questo limbo della relazione platonica che mai culmina nel sesso. Sì, gli stilnovisti. Passare una vita a scrivere sonetti per la donna adorata senza mai possederla... ma loro erano felici così, gli stimolava la vena creativa - e forse anche qualche altro vaso sanguigno - alcuni però preferivano immergersi nello status del morto di figa, quell'individuo che ti si appiccica senza se e senza ma, roba che ti fa rimpiangere il Superattak. Perché essere briosi come un qualsiasi stilnovista quando si può essere schizofrenici e ossessivo-compulsivi come Petrarca? Ecco in breve come andarono le cose: incontra Laura (sì, quella dai bei capei d'oro, sparsi), si innamora e:
- Laura ti va di uscire?
- No, grazie
- Dai, Laura, usciamo? 
- Francè ho detto no
- Laura, me la dai?
- Senti, sei davvero buono e caro, però no, davvero, non me la sento
- E che ti costa darmela? Mi piaci troppo Laura, sei troppobbella... Su che ti offro una tazza di brodo (scusate ma il caffè ai tempi non c'era)
- Il no proprio non lo capisci eh?
(gli storici della letteratura sono combattuti: non sanno se considerarlo il primo never gonna happen di cui abbiamo le fonti).
All'ennesimo picche inizia a scrivere sonetti, e quanto sei bella, e quanto sei brava. Poi Laura muore e lui passa l'intera vita oscillando tra "Laura, però avresti potuto darmela" e "Laura, hai fatto bene a non darmela, ci siamo mantenuti puri. Però già che sei là, potresti tenere un posticino accanto a te e vicino al padreterno?", poi "Laura sto soffrendo, sono solo, perché non me l'hai data?" e infine "Ah, santa donna la mia Laura".

A quanto pare, di sola patata vive l'uomo, non solo, lo nobilita anche. Quella che propongo oggi è una ricetta tipica svedese. Heja Sverige!

Ingredienti:
- 8 patate medie, o perlomeno della stessa misura
- 2 cucchiai di burro (o margarina), circa 30 ml
- sale q.b.
- semi di sesamo q.b.
- pepe q.b.
- 100 grammi di formaggio
- 6 cucchiaini di panna acida 
- erba cipollina q.b.

La ricetta originale la trovate nel link, cliccate sul nome del piatto se volete preparare queste patate seguendo il procedimento svedese per filo e per segno. Preriscaldate il forno a 225 gradi. Sbucciate le patate e incidetele come per avere delle fette sottili ma fate attenzione: non fino alla fine, sennò vi ritrovate con le fette e non con le patate. Potete provare a metterle nel cucchiaio di legno e usare l'incavo come binario da seguire (ma servono patate grandi e non medie, mi sa).




Prendete il panetto di burro e usatelo come un enorme pastello di cera sulla pirofila in modo da imburrare tutto per bene, quindi disponete le patate in pirofila. Anche qui, mi raccomando, dal lato dei tagli e infornate per 25 minuti. 





Nel frattempo sciogliete il burro a bagno maria (oppure, se avete il microonde, qualche secondo andrà anche bene, ma seguite attentamente il procedimento perché basta un attimo e inizia a friggere e non va bene).
Tirate fuori le patate dal forno e spennellatele col burro. Ah, non avete il pennello? Il cucchiaio andrà benissimo. Cospargete col sale, col pepe nero e coi semi di sesamo.


Rimettete le patate in forno per altri 15 minuti e nel frattempo grattugiate il formaggio (utilizzando la grattugia con cui tagliate le carote alla julienne). Io qua ho usato un formaggio che si chiama Gulost - letteralmente formaggio giallo -, il quale ha un sapore piuttosto delicato, però voi potete usare il formaggio che più vi aggrada, io ho le mie idiosincrasie casearie.



Preparate anche la panna acida con l'erba cipollina, se riuscite a trovarla, consiglio e appoggio vivamente la scelta di quella fresca, sennò fate come me e usate quella secca (la quantità di erba cipollina dipende solo da quanto vi piace). Riprendete le patate, cospargetele di formaggio e rimettetele in forno per altri 5 minuti, anche a forno spento, tanto serve solo a far sciogliere il formaggio e ormai dovrebbero essere cotte.

Fate attenzione quando trasportate le patate dalla pirofila al piatto, vi consiglio di usare una spatola per sorreggere questa vichinga bontade.
Una volta stesa sul piatto è pronta per essere ricoperta di panna acida.
Il lato positivo di questa ricetta è che potete avere le patate al forno senza dover mescolare nemmeno una volta.