domenica 4 gennaio 2015

Scimmie di montagna

O almeno, è così che i danesi chiamano i loro vicini di casa - nonché ex sudditi.
Questa descrizione è dovuta al fatto che i norvegesi hanno delle montagne e su queste montagne crescono le foreste (e i danesi no)... E loro cosa fanno, soprattutto la domenica mattina quando tutti dovrebbero essere a casa a dormicchiare sul divano e smaltire la sbronza? Loro vanno in giro per foreste, zaino in spalla (e di solito nello zaino c'è un qualche infante) e con qualsiasi condizione meterologica!
Da sud-europea quale sono - o nordafricana, fate voi - trovo che la definizione migliore sia "caprette" e non "scimmie". Trovo veramente scioccante come riescano a mantenere l'equilibrio su qualsiasi tipo di roccia ricoperta più o meno di muschi, acqua, neve o ghiaccio e in qualsiasi pendenza appena compiono il secondo anno d'età.

Perché vi sto dicendo tutto questo? Perché spesso (e soprattutto all'inizio del trasferimento) ho ricevuto domande riguardo la Norvegia e i norvegesi; domande più o meno furbe, considerando che viviamo nel 2015 e molte risposte potrebbero essere soddisfatte semplicemente usando un qualsiasi motore di ricerca, ma tant'è.

Da siciliana totalmente disabituata alla vista della neve - ricordiamo alla gentile utenza che una volta, nel mantovano, ho provato a fare una palla di brina perché era la cosa più simile alla neve in quel momento - ammetto che, problemi di deambulazione a parte, sono sempre molto felice quando vedo nevicare.
Va bene, io non ho problemi collaterali a quello della mancanza di equilibrio perché non guido, però mi piace lo stesso; mi piace meno il giorno dopo quando è tutta schiacciata e prende forma di ghiaccio ma basta comprare degli spuntoni da attaccare alla scarpa oppure prenderla con filosofia e tentare di pattinare.
Domenica scorsa ha nevicato e mi sono detta "è proprio il caso di scattare una foto tentando di essere il più norvegese possibile, nei limiti della mia sicilianità", quindi eccomi qua nel mio tentativo di farvi da guida attraverso la Norvegia - attraverso il mio punto di vista.



Cupcake di carne
per le polpette:
- 400 grammi di macinato
- 1/2 cipolla
- 1 spicchio di aglio
- 2 uova
- 2 cucchiai di prezzemolo
- sale e pepe q.b.
per la salsa:
- 1 cucchiaio di senape
- 1 cucchiaino di peperoncino
per la glassa:
- 250 grammi di patate
- 100 ml di latte
- 100 grammi di burro
- noce moscata q.b
- sale q.b.

Preriscaldate il forno a 180° e preparate le polpette e il purè di patate.Tagliate le patate a tocchetti: questo vi consentirà di schiacciarle subito dopo averle cotte senza attendere che si raffreddino per poterle pelare - sempre se non abbiate voglia di perdere l'uso dei polpastrelli, delle impronte digitali e darvi così al crimine organizzato - e tagliarle a tocchetti. Copritele di acqua e salate l'acqua, così non dimenticherete di farlo in un momento successivo in preda all'euforia. Quando l'acqua inizia a bollire puntate il timer su 20 minuti (o quanto dice la confezione delle patate in vostro possesso)... Se avete voglia di fare i pigri, usate il purè in busta ma non venitevi a lamentare con me se il sapore non è buono come il buon purè di una volta.
Passiamo alle polpette: la ricetta è quella che uso di solito, modifica più, modifica meno; potete usare la vostra e vi assicuro che non mi offendo. Ad esempio stavolta non avevo della cipolla in casa, quindi ne ho fatto a meno e ho aggiunto del cumino, per esaltare un po' il gusto del macinato di bue. Mescolate tutti gli ingredienti in una ciotola e preparate sei polpette da adagiare in formine da muffin, pressando leggermente la polpetta sul fondo; lasciate riposare qualche minuto, non per qualche motivo particolare ma perché c'è da preparare la salsina con cui spennellare i muffin. 
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In una ciotola mescolate la senape e il peperoncino (la ricetta originale prevede salsa chili, zucchero di canna e senape; io però non avevo voglia del retrogusto dolce dello zucchero, quindi ho evitato) e spennellate i vostri muffin. 





Adesso è ora di infornare per circa 30 minuti e dedicarsi alla purea di patate. Se volete fare i raffinati vi consiglio di usare la ricetta delle patate duchessa (fondamentalmente è come il purè di patate ma si aggiungono un paio di tuorli per avere l'effetto decorazione sfiziosa dovuta alla crosticina) sennò, se avete poco tempo come la sottoscritta fate così: schiacciate le patate, aggiungete il latte e il burro, il pepe e la noce moscata. Prestate molta attenzione alla consistenza: se il purè dovesse risultare troppo sodo vi verrà difficile usare la tasca da pasticcere, se troppo liquido anche, perché vi ritroverete schizzi di purè dappertutto. 
Lasciate riposare il purè, ma solo perché la carne è ancora in forno. Tirate fuori le polpette dal forno e accendete il grill. Adesso è ora di glassare i muffin; usate qualsiasi bocchetta di vostro gusto - battute di cattivo gusto ben accette - e spremete sulle polpette dei ciuffi di purè dalla dimensione che più vi aggrada - battute di cattivo gusto nuovamente ben accette -, e infornate per qualche minuto finché il purè non vi sembra sufficientemente croccante. 
Ri-sfornate e servite.





domenica 21 dicembre 2014

Il peso degli anni in una cassetta

Ci sono poche cose che mi disturbano profondamente, tanto da provocare tettoniche a zolle nel mio ecosistema, universo,
cosmogonia tutta. Tra queste, e potrei azzardarei un "se dovessi creare una classifica con le peggiori tre direi...", trovano spazio:
- cambiare pc (e quello dal quale sto scrivendo non ha molta vita rimasta, opterei per un'eutanasia ma non ho davvero idea di cosa possa sostituirlo e sono troppo capra informatica, quindi qualsiasi parere per me è veritiero. Per la cronaca, ha impiegato 10 minuti per rendersi conto che avevo inserito il lettore mp3 per caricarne la batteria e mostrarmi la cartella coi file)
- cambiare cellulare (e quello col quale scatto le foto delle pappe non sta messo meglio del pc poiché, tralasciando lo schermo svaroschi, data la mia innata capacità di cui sopra, ovvero belare verso la tecnologia, ho cancellato diverse cose e per errore anche il market, quindi o lo formatto - lungi da me - o lo compro nuovo)
- cambiare lettore mp3 (il mio corrente funziona benissimo, grazie per averlo chiesto).

Riguardo l'ultimo punto, la cui fondata paura è la fonte dell'ispirazione per questo post, lo so che cambiando lettore mp3 ne avrei solo da guadagnare perché posseggo sempre lo stesso dal 2007 e 4 GB sono una quantità infima di spazio ma sono totalmente recalcitrante anche solo al pensiero perché fondamentalmente non sono una a cui piacciono troppo i cambiamenti.
Tra l'altro faccio parte di quella generazione cresciuta con le cassette, con il calcolare i minuti delle canzoni da mettere sul lato A e sul lato B così da non avere troppi silenzi alla fine del nastro, con la minaccia del "ti stacco la linguetta" che voleva dire "non puoi più riscrivere sulla cassetta e la compilation rimarrà per sempre così" - questo finché non ho imparato che bastava mettere dello scotch al posto della linguetta.
C'è un però, un enorme, fastidioso e ingombrante però: ultimamente uso il lettore giornalmente per due ore (tragitti in bus verso e da lavoro) e sto iniziando a imparare i giri di batteria di alcuni pezzi dei Cure, quindi è arrivato il momento di cambiare la lista di canzoni contenute nei miei 4 GB.
Questo non vuol dire assolutamente che io cancellerò i Cure dal lettore, non sia mai; questo vuol dire che devo trovare nuovi modi di catalogazione e creazione compilation - e qui torniamo a sentire l'odore degli anni 90 e delle cassette: all'inizio ho caricato interi album e la funzione shuffle non era assolutamente contemplata; poi ho iniziato ad aggiungere i pezzi che più mi piacevano da intere discografie (ed è stato il momento in cui la funzione random è diventata mia amica, perché non va bene ascoltare  pezzi provenienti dalla stessa band ma da diversi album senza un ordine cronologico), infine ho dovuto creare macrocartelle.
Quest'ultima operazione ha creato diversi scompensi: la cartella "relax" è composta da album interi e ho numerato le tracce in ordine cronologico, quindi niente shock anafilattici da sbalzi temporali; ma i Nine Inch Nails vanno o non vanno inseriti nella cartella "elettronica" assieme a Justice e Daft Punk? E i Depeche Mode? E i New Order?

Vi farò sapere come finisce, intanto vado a spulciare la cartella "lettore" contenuta nel mio pc, perché ovviamente dopo aver accuratamente selezionato i brani degni del mio lettore, quando ho voglia di cambiarli, mica li butto via - no, cazzate, ai tempi era difficile scaricare musica, ecco il perché della cartella.

Divertenti misteri cinesi
Ingredienti:

- 120 grammi di riso
- 400 grammi di macinato
- 1/2 cipolla
- 2 funghi
- 1 dado
- Curry q.b.
- Curcuma q.b.
- 100 grammi di formaggio
- burro e pangrattato per la teglia

Il riso abbonda sulla bocca dei cinesi, giusto? Il mistero è giallo non per motivi di copertina o di colore della pelle, quanto perché ho usato la curcuma e il curry. Dio, come sono spiritosa, cioè da morire dal ridere *sottofondo di grilli*. La speranza è sempre che io cucini meglio di come formuli battute, di cipolla *ba dum- tschh*

Innanzitutto preparate il battuto di cipolla e funghi (i funghi sono solo due perché nel frigo ne possedevo solodue, se volete, abbondate) e mettete a bollire il riso. Cuocete a fuoco lento, io che non ho il fuoco ma delle odiosissime piastre che se per caso appoggio un secondo un coperchio nell'angolino coi controlli mi si spegne tutto, ho usato metà potenza.
Usate un fondo di bicchiere di acqua e aggiungete il dado - di carne, pollo, verdure, fate voi - coprite fino a metà cottura dei funghi e aggiungete le spezie - personalmente userei poco curry se preferite sentire di più il sapore della carne.
A proposito della carne, è ora di aggiungere il macinato al soffritto! 
Aggiungetelo e porgete molta attenzione nel farlo cuocere uniformemente (chi vuole, può sfumare con un po' di vino, io non volevo aprire una bottiglia apposta e avrei potuto usare della vodka o del whisky, ma mi sono dimenticata).
Scolate il riso e aggiungetelo alla carne, lasciate riposare senza fuoco sotto la padella mentre procedete col resto.




Accendete il forno a 150°, imburrate la teglia, cospargetela di pangrattato e riversate sul fondo gli avanzi di formaggio - insomma, io avevo degli avanzi di formaggio e ho usato quelli, voi, se potete, usate della mozzarella.
Essendo questo il mio primo timballo non sapevo bene come comportarmi; avevo paura di romperlo tutto nell'operazione del rivoltare la teglia sul piatto quindi, nel dubbio, ho pressato per bene il riso. Per la cronaca, la teglia ha un diametro di 20 centimetri, quindi se avete teglie più grandi raddoppiate le proporzioni.
Infornate per una decina di minuti, sfornate e giacete la teglia con delicatezza sul piatto.

Data la paura di cui parlavo prima, ho dato dei colpettini sul culetto della teglia, non so se abbiano aiutato ma non ho rotto nulla.
Io ho deciso di servire il tutto con un mix di verdure bollite e leggermente salate, tanto per contrastare il sapore deciso del timballo.
Missione compiuta!
Un batticinque a me che sono quasi riuscita a scrivere un solo post in tutto il 2014 e anche a non rovinare il mio primo timballo.

mercoledì 22 gennaio 2014

Verso nuovi lidl

Sono in ritardo.
No, non come la suora, tranquilli.
Forse un po' come il Bianconiglio ma non come la suora.

Foto scattata a Sopot a pochi giorni dalla partenza.
Chiameremo la foto come "clairvoyance". Chiaro
segno di come si sarebbe sviluppata la mia vita da lì
a poco
Sono in ritardo perché è da fine ottobre che non scrivo nulla, ho un sacco di roba scritta mai più riletta e quindi mai pubblicata. E provo anche un po' di vergogna verso me stessa perché ai tempi avevo creato il blog per combattere la sindrome della "depressione da troppo tempo libero", solo che dato il lavoro che faccio (au pair), non appena metto i bambini a letto mi rendo conto che ho la forza di morire a letto io stessa ma solo per guardare qualche serie tv. 
Sono in ritardo anche perché questo avrebbe dovuto 
essere il titolo del primo post da quando mi sono trasferita in Norvegia - era un freddo gennaio polacco quando, mentre passeggiavo per Sopot con la mia amica, è nato, cazzeggiando il "verso nuovi lidl"... probabilmente stavamo tornando proprio da là (adesso non ricordo) - poi ho scoperto che qua la lidl non c'è e un po' ci sono rimasta male (e un po' m'è passata la voglia di usarlo, ecco, l'ho detto).
Parentesi: non avevo idea di come la Norvegia tenesse così tanto a mantenere il proprio mercato, pensate che ho visto la Nutella una volta sola su uno scaffale e un po' mi sono commossa.

Potrei riempire questo post con la classica lista di buoni propositi per l'anno nuovo, invece no, sticazzi, a me i buoni propositi non piacciono perché tanto poi li dimentico e il mio cervello crea storielle divertenti su come sia il pensiero quello che conta, quindi alla fine mi convince che non sia proprio necessario agire ma basta essere mandatari - un po' come per i reati di mafia.
Come ho già dichiarato in altri ameni loci non solo non ho nessun proposito per il nuovo anno ma mi impegnerò solo verso un fronte: spedire tutta la mia roba in un punto cosicché da poter smettere di perdere roba (più o meno volutamente) in tutta Europa. 
A questo punto potrei riempire il post con un bilancio dell'anno appena passato, delle mille cose accadute... non so se ho voglia di tediarvi, non oggi... però posso spiegarvi il perché di questa mia urgenza: l'unica nota stonata del 2013 è stato avere la certezza di aver perso per sempre dei libri - sì, a mente fredda lo so che li posso ricomprare eh, però mi rode il culo lo stesso soprattutto perché alcuni erano regali e alcuni li avevo con me dal 2006.

Pensate, è il 2014 e c'è ancora gente, là fuori, che compra le Hogan.
Non solo, è il 2014 è c'è ancora gente, la quale consuma il vostro ossigeno, che scrive "almeno che" invece di "a meno che".
Ma non disperate, c'è di peggio.
Siamo, invero, nel 2014 e c'è gente che riesce a iscriversi sui social network con "cognome e nome" nonostante sull'homepage sia scritto chiaramente dove inserire il nome e poi dove inserire il cognome - qua si supera ogni questione di cafonaggine, non sei cafone, proprio non sai leggere.
Dulcis in fundo, siamo nel 2014 e c'è gente che, non paga, non contenta di essersi macchiata del reato del vituperio della propria lingua madre, riesce anche a creare DIVERTENTISSIMI profili comuni col consorte/fidanzato/puccipucci. Ma non lo fanno per loro, no, lo fanno per noi, per donarci un po' di suspance, così non sappiamo mai con chi siamo parlando.
Ma soprattutto, e qui mi fermerei prima di avere un attacco alle coronarie tutte, c'è gente che ha il coraggio di definire il proprio bambino (poiché superati i 3 mesi direi che possiamo definirlo bambino), una roba che ti fa lievitare la pancia, quindi qualcosa di tangibile, come "nocciolino". Tu magari domani te lo scordi, ma te l'assicuro: questo è il motivo per cui tuo figlio già ti odia e non aspetta che l'adolescenza per vendicarsi.

Pasta con salmone e arancia
Ingredienti per 2 persone:
- 150 grammi di pasta
- 1/2 cipolla rossa
- 300 grammi di salmone
- il succo di un'arancia
- 2 cucchiai di farina
- 3 cucchiaini di patè

Ok in un certo senso sono recidiva (in un certo senso) ma ho portato la cosa su un altro livello.
Innanzitutto prima di partire ho comprato un patè di peperoncino e pomodori secchi (e questo si può fare in casa) e ho deciso di usarlo. Mi trovo in Norvegia, quindi salmone come se piovesse (o nevicasse, per essere più precisi). Ma non era sufficiente. Ancora sotto shock per aver lasciato la terra natìa mi chiedo: cosa posso fare per rendere questa pasta un attimo più particolare? Allora ho agguantato un'arancia e, scrutandola come la palla dell'indovino, ho deciso di usarla.
Prendete una padella. Fatto? Tagliate la cipolla più o meno grossolanamente e mettetela a soffriggere con un filo d'olio. Mentre la cipolla soffrigge tagliate il salmone a pezzetti (fresco o affumicato, fate voi). Intanto mettete su l'acqua per la pasta perché poi a sentire certi odori vi viene fame e non volete aspettare ulteriormente quando il condimento è pronto.
Fate rosolare il salmone e quando sarà cotto mettete tutto da parte e iniziate a lavorare alla riduzione di arancia. Se volete fare le cose fighe ammetto di aver letto mille differenti versioni: con o senza panna, con o senza limone, con o senza farina/fecola/amido. Io ho improvvisato quindi ho solo versato il succo di arancia in padella - se non avete lo spremiagrumi fate come ho fatto io: tagliate l'arancia a metà, infilate una forchetta in mezzo agli spicchi e iniziate a schiacciare (molto poco ortodosso ma è utile allo scopo) e ho setacciato sopra la farina, mescolato tutto e fatto rapprendere.
Poi ho riaggiunto il salmone e usato un paio di cucchiai di acqua di cottura perché queste cucine norvegesi non sono a gas (quindi niente arrotini sotto la finestra al sabato mattina) e la riduzione si stava rapprendendo troppo.
Come ultimo tocco ecco che arriva il patè di pomodorini secchi e peperoncino, proprio mentre la pasta salta in padella mentre tenta di imitare il salmone che risale su per la corrente.
Lo so cosa state pensando: dannato cetriolo. 
Avete ragione e come banale scusa aggiungo che "qua si usa così".








martedì 22 ottobre 2013

Cose che odio: fare le liste e usare sarcasmo

Tempo fa sono venuta a conoscenza di un post su un blog. La tipa si confessava, ammettendo di essere totalmente dipendente da Twitter. Io ho deciso di fare lo stesso e, mentre riflettevo, mi sono resa conto che sono passata da dipendenza a dipendenza. Tutto nasce anni fa con icanhazcheesburger. Poi, non paga, non contenta, sono passata a tutte le sottopagine: cagnolini (presto abbandonata), storia, oggetti supercaruccini in grado di evocare messe arcobaleno a cura di minipony e orsetti del cuore, errori vari su facebbok, errori genitoriali - e via dicendo. Piano piano  ho abbandonato quelle pagine per approdare su 9gag. Ero sempre su 9 gag, guardavo almeno due volte al giorno 9gag. Adesso, se riesco, guardo prima di dormire e se non riesco non c'è più la vocina che mi dice "sei indietro, non sei aggiornata, domani ci saranno milioni di cose che non capirai del mondo". L'ultima mia ossessione è Buzzfeed. Lo uso da tempo ma ho notato - da notare la nonchalance con cui tratto la cosa, innocentemente - che negli ultimi giorni se non aro una decina di tab non sono contenta. Va bene, smetto di edulcorare: mi addormento col pc sulle gambe perché un maledettissimo feed ne offre almeno due che valga la pena di aprire, ad libitum. E io perdo la concezione del tempo - e ieri ho notato di aver perso anche l'uso del tasto p sulla tastiera. Funziona ma devo premerlo prestando molta attenzione, sennò mi rimangono le parole monche.
A proposito di Buzzfeed, oltre a innumerevoli "articoli" su perché questo o quell'attore possa essere il fidanzato perfetto o altrettanti innumerevoli pieni di idee DIY (perché dire faidate fa molto anni 80), spesso si trovano liste di vario genere; da come puoi utilizzare quel determinato ingrediente in quella determinata stagione in 26 modi differenti a lezioni di vita tratte da quel film o telefilm. Ovviamente ve ne propongo io una sulle cose peggiori che possono capitare mentre si legge:

1. versi il caffè sul libro
2. il vagone della metro si riempie di persone
3. devi andare al lavoro o a scuola
4. il tuo personaggio preferito muore
5. il tuo segnalibro cade
6. il nuovo libro del tuo autore preferito fa veramente schifo
7. devi andare in bagno (e non sei a casa quindi non puoi portare il libro con te)
8. i tagli da carta
9. scopri che manca una pagina al libro
10. qualcuno ti rivela il finale
11. non puoi più leggere in macchina a causa della nausea da lettura in movimento
12. dimentichi il libro da qualche parte
13. aspetti che i tuoi amici finiscano il libro così potete finalmente parlarne

Per me non sono tutte valide, ad esempio riesco a leggere in qualsiasi situazione o trovo quasi impossibile che il nuovo libro del mio autore preferito faccia schifo (questo perché leggo solo persone morte e sepolte nel 97% dei casi), il che va a braccetto con la numero 13, quasi nessuno dei miei amici ama leggere ciò che leggo io. Certo, i tagli da carta sono una brutta roba, piccoli ma fastidiosi e una volta il mio segnalibro non solo è caduto ma nel recuperarlo ho aperto il libro in una pagina a caso auto-rivelandomi un particolare che non avrei voluto sapere in anticipo. Ma ve lo dico io cosa c'è di peggio:

1. iniziare a leggere un libro e chiuderlo alle 4 del mattino (e alle 7 devi alzarti) o peggio ancora, dimenticare di dormire
2. mentre leggi ti perdi via con la fantasia e devi rileggere almeno 3-4 pagine indietro
3. il libro decide di suicidarsi e tu non ricordi il numero della pagina in cui ti trovavi
3bis. oppure si apre a caso e leggi un rigo che non volevi leggere, allora inizi a ripeterti che non è possibile e che hai sicuramente letto male
4. prestare il libro a qualcuno e quel qualcuno impiega mille anni per finirlo
4bis. prestare il libro a qualcuno e quel qualcuno ha sottolineato il tuo libro
4tris. mentre cerchi di cancellare si strappa la pagina (poiché le antologie di solito sono stampate su carta velina)
5. finire un libro che reputi bellissimo, soffrire di postumi da lettura e non sapere che volume iniziare
6. rendersi conto di non avere tempo per leggere, o per meglio dire, il tempo che hai è costellato da stanchezza e mal di testa, quindi nemmeno apri il libro

L'ultima affermazione purtroppo riassume la mia vita nell'ultimo mese, non solo non riesco a concentrarmi per leggere ma nemmeno per scrivere sul blog. Che gioia. Ma sorridete perché ho fatto gli gnocchi!

Gnocchi di patate
Ingredienti:
- 1 kg di patate
- 1 uovo
- 300 grammi di farina
- sale q.b.

Lavate le patate e mettetele a bollire in una pentola con dell'acqua salata e lasciatele bollire (di solito un 30-40 minuti sono sufficienti). Ancora calde, sbucciatele - e qui i vostri polpastrelli capiranno il vero significato dell'espressione patata bollente -, schiacciatele e mettetele su un piano di lavoro ben infarinato (data la mia scarsa altezza, direi che il tavolo va benissimo).

Aggiungete un pizzico di sale, la farina e impastate il tutto fino ad ottenere un composto compatto ma allo stesso tempo soffice. Aggiungete un uovo e continuate ad impastare fino ad ottenere un impasto senza grumi e compatto (a me è venuto piuttosto colloso, ma niente che non si possa risolvere usando un pizzico di farina; nota a margine: se volete evitare i  grumi di patata prestate molta attenzione quando le schiacciate. 




A questo punto tornate all'asilo a quando giocavate con la pasta colorata e dividete l'impasto in tanti filoni dello spessore di 2-3 centimetri; iniziate a tagliare i vostri gnocchi riponendoli su un vassoio infarinato. Adesso dovreste prendere ogni gnocco e farlo scivolare su una forchetta in maniera tale da conferirvi la classica rigatura. La vera domanda è: avete tempo e voglia di recuperare ogni singolo gnocco creato con un chilo di patate? Oppure creerete posti di lavoro assumendo un addetto alla rigatura dello gnocco? Io non avevo questo tempo, non avevo tempo nemmeno per visionare curricula e assumere qualcuno, quindi ho saltato il passaggio.
La leggenda della patata bollente narra che bisogna lasciar riposare gli gnocchi per 15 minuti e dopodiché procedere alla cottura in una pentola abbastanza grande da farli nuotare tutti come Romy Schneider alle prese con Alain Delon, in l'acqua salata e scolarli quando saliranno a galla. Io preparavo tutto da sola, quindi avevo la catena di montaggio: creo il salsicciotto, taglio a pezzettini, poggio sul piano infarinato, butto in acqua, mentre si cuociono creo il nuovo salsicciotto e così ad libitum.
I miei sono stati conditi con un mix di verdure precedentemente saltate in padella, besciamella e formaggio, infornati per 10 minuti e serviti per la gioia dei norvegesi che hanno dichiarato "anche noi abbiamo delle cose simili ma sono molto più grosse, questa dimensione è proprio una sciccheria".


giovedì 26 settembre 2013

Mimesis: il realismo nella cultura occidentale

Lo scorso weekend ho rivisto Inception (Christopher Nolan, avete presente? Quello di Memento - a proposito di Memento, ho commesso il fatale errore di vederlo sonnecchiante su un divano e ho capito un quarto di quel che è possibile carpire dalla sceneggiatura). Era la seconda volta in generale che lo vedevo e la prima dopo averlo visto al cinema, nel lontano 2010, quindi molti dei colpi di scena hanno funzionato come la prima volta. Non starò qui a fare la recensione del film, non ne ho assolutamente le competenze. Quindi tranquilli, nessuno spoiler e nessun blooper, nessun commentino pieno di bava riguardo la combo fatale tra Leonardo DiCaprio, Joseph Gordon-Levitt, Tom Hardy e Cillian Murphy, niente di tutto questo. Dirò solo che la trama non è di facile memorizzazione (un po' come Pulp Fiction, bisogna vederlo più volte prima di collegare i vari pezzi) e condividerò con voi la teoria da me sviluppata dentro l'auto una sera qualsiasi. Stavo guidando e avevo messo nel lettore della macchina Disintegration, uno dei miei album preferiti (sia dei Cure che in assoluto nel mondo musicale da me conosciuto), quando improvvisamente mi trovo a prestare attenzione alle parole di Pictures of You.
I've been looking so long at these pictures of you
That I almost believe that they're real
I've been living so long with my pictures of you
That I almost believe that the pictures are
All I can feel
Cavoli, ma questa è esattamente la visione che il personaggio interpretato da Leonardo DiCaprio ha della sua vita da qualche anno a questa parte. Se fossi stata dentro a un film mi sarei attaccata al freno tirando una frenata colossale, ma frenare di botto a Catania (e in generale) non è una mossa da volpe.
Insomma, intanto arrivo sotto casa dei miei amici e infervorata come un Dottor Frankenstein (che si legge franchenstin) che riesce a riportare in vita la creatura, immediatamente condivido questa teoria con loro - sia perché conoscono la canzone in questione senza dover leggere il testo e sia perché avevano visto il film - mi hanno dato della pazza visionaria (cioè, non solo per questo motivo, di solito le ragioni sono molteplici). Passano gli anni però io continuo a sostenere che sia esattamente la costruzione del personaggio Cobb. Sento ancora le loro voci risuonare "ma dai, ma che dici?".
Precisazione doverosa sul titolo: è preso da un saggio di Auerbach, intitolato per l'appunto Mimesis: il realismo nella letteratura occidentale. Questo saggio è il fondamento dell'approccio alla letteratura comparata. Lo so che non si parla di letteratura ma una comparazione tra un testo e un film si meritava qualcosa del genere.

Inception Cake
Ingredienti:
- 1 vasetto di yogurt
- 3 uova
- 2 vasetti di zucchero
- 3 vasetti di farina
- 1 vasetto di olio di semi
- 1 bustina di lievito
- 1 cucchiaino di cardamomo in polvere
- 300 grammi di carote
per il frosting:
- 200 grammi di philadelphia
- 50 grammi di burro
- 50 grammi di zucchero a velo
per il ripieno:
- 200 grammi di philadelphia
- 100 grammi di cioccolato fondente
decorazione:
- 100 grammi di cioccolato fondente

Perché torta Inception? Perché è una torta in una torta in una torta.
Tutto nasce da un vasetto di yogurt alla banana che - giustamente - nessuno voleva mangiare.
Torta numero 1: ciambella dei sette vasetti. In una ciotola rompete le uova e versate il vasetto di yogurt (se non avete il vasetto pesate 125 grammi). Tenete il vasetto da parte poiché servirà per misurare gli altri ingredienti. Mescolate uova e yogurt, aggiungete lo zucchero e la farina, infine il lievito. 

Torta numero 2: carrot cake. Mentre ero lì lì per prendere la tortiera, imburrarla e infarinarla mentre preriscaldavo in forno, mi sono ricordata che a casa avevamo parlato della carrot cake. No, non è propriamente una camilla della mulino bianco. Insomma, ho pesato le carote, le ho grattugiate e le ho aggiunte all'impasto. Non paga, non contenta, ho deciso di aromatizzare l'impasto con del cardamomo (avrei potuto usare lo zenzero ma il giorno prima avevo mangiato dei biscottini al cardamomo e mi sono ripromessa di usarlo il prima possibile). Il cardamomo del resto è un po' come Domodossola, nessuno sa dove sia Domodossola. Il cardamomo lo senti solo nominare finché non lo assaggi; di che sa? Bella domanda... un po' di zenzero, ma non è zenzero (no shit, Sherlock). Preriscaldate il forno a 180°, infornate per 40 minuti - o tirate fuori la torta quando, infilando uno stecchino, quest'ultimo esce asciutto.
Ho lasciato la torta da parte a raffreddare e prima di poter iniziare a preparare il frosting, qualcuno mi ha donato un suggerimento. E se usassi molto cioccolato? Oh insomma, chi sono io per dire di no? Al cioccolato poi...

Torta numero 3: Inception
Quando la torta sarà fredda, o almeno tiepida, tiratela fuori dallo stampo e tagliatela a metà - per la cronaca, questo aggeggio per tagliare le torte è una delle scoperte più belle del 2013: mai più coltellacci, mai più tagli asimmetrici, mai più mani impiastricciate.
A questo punto ho sciolto il cioccolato con un goccino di acqua e l'ho mescolato al philadelphia. Non ho usato burro, olio o latte perché non era parte di una glassa. Spalmate con cura la crema ricordandovi di lasciare 5 millimetri di bordo, onde evitare che la crema strabordi, mescolandosi con il frosting, macchiando il frosting, rovinando la vostra vita.
Grattugiate il cioccolato ma usate il mixer, io ho già fatto una volta la pazzia di grattugiare a mano e l'esperienza mi è bastata: piccole scagliettine di cioccolato dappertutto. Col mixer si riesce un minimo a contenerle in un unico spazio. Mescolate il philadelphia con lo zucchero a velo (se vanigliato è ancora meglio, ma non è necessario) e spalmate dappertutto, infine ricoprite con le scagliette. Attenzione perché vi ritroverete scagliette sulle mani, scagliette che si depositeranno strato dopo strato, donandovi un aspetto da mostro della palude (però poi ho leccato le dita, quindi è tutto ok).
Adesso la torta è finita, andate in pace. Infilatela almeno 30 minuti in frigo o mangiatela il giorno dopo - qui è stata mangiata due secondi dopo aver finito di spargere scagliette, quindi se non riuscite a resistere vi perdono.







giovedì 19 settembre 2013

False friends will be false friends

Sarà capitato anche a voi, di avere un falso amico in famiglia, recitava la canzone...
Benvenuti a una nuova puntata di "chi vuol essere disgrafico e subire interferenze linguistiche con attacchi incrociati, carpiati e triplo axel finale", oppure, come scrivere un post partendo da una parola.
Vi avevo già parlato di alcuni fenomeni che mi sono successi durante questi mesi norvegesi, eppure rieccomi qua a parlarne, non soddisfatta, non paga.
Falsi amici, cari amici miei. Cosa sono i falsi amici? La risposta è dentro di voi, e però è sbagliata.
I falsi amici sono una delle cose più divertenti dell'universo linguistico. Prendi una parola, trattala male... no, prendi una parola e, cercando appiglio alle lingue che conosci, crei dei succosissimi qui pro quo.
Sei in Norvegia e senti qualcuno dire "panna", ti chiedi perché.

NO panna > IT fronte
NO fløte > IT panna

Questo è un esempio raro, per quel che ho potuto osservare fino ad ora; come già affermato, il norvegese si trova a metà tra inglese e tedesco, quindi i false friend sono all'ordine del giorno.
O parole scritte alla stessa maniera ma con significato completamente differente, oppure pronunciate in maniera simile, oppure con un leggero cambio di significato (scusate se utilizzo parole di uso comune per esprimermi).

NO bra > bravo
EN bra > reggiseno

NO gift > sposato/veleno
EN gift > dono
DE gift > veleno
(c'è un fenomeno simile anche in svedese, immaginate quante battute agli uomini sposati)

NO fart > velocità
EN fart > puzzetta

NO grei > diretto/chiaro
EN grey > grigio (in norvegese si dice grå e si legge gro)

Accadono anche cose divertenti come l'inglese che adotta una parola norvegese (molti ma molti ma molti anni fa) e la trasforma in un sinonimo di registro basso, un po' come abbiamo fatto noi italiani adottando parole tedesche.

NO rumpe > sedere, parola usata soprattutto dai bambini
EN rump > fesa, groppa, didietro, sempre per descrivere animali

Oppure l'uso dei modali

NO vil > volere
EN will > usato per comporre il futuro

NO skal > usato per comporre il futuro
EN shall > forma molto molto gentile per chiedere le cose e, a volte, sostituto di will
(quest'ultimo esempio è un false friend solo con un po' di fantasia, uno si legge scall e l'altro sciall)

Poi magari capita di leggere 
NO > som regel
e credi che sia una roba tipo "alcune regole" a metà tra inglese (some) e tedesco (regeln), invece vuol dire "di solito"

o anche
NO men > ma > EN men > uomini
EN but > ma 

oppure

NO > fire > quattro > EN fire > fuoco
EN > four > quattro

ma finora, la migliore mescolanza è avvenuta tra "buono" e "dio"

EN good > DE gut > NO god
EN god > DE gott > NO gud

Per oggi è tutto, credo di avervi tediati sufficientemente nonostante abbia tentato di evitare paroloni ed eccessive spiegazioni/definizioni, quelle non piacciono a nessuno.

Pasta brisèe
Ingredienti:
- 200 grammi di farina
- 100 grammi di burro
- 70 millilitri di acqua fredda

Le leggende narrano delle due cugine pasta sfoglia e pasta brisèe, entrambe molto utili e buone. Ma la prima è nata con un'anima terribile, l'altra è, invero, buona e gentile. Se vuoi preparare una torta salata, dice sempre la teglia magica, la pasta sfoglia è molto buona ma la pasta briseé è la migliore.
Prendete un frullatore e versate nel bicchiere la farina e il burro a pezzi, freddo da frigo. Frullate il tutto con un pizzico di sale fino ad ottenere della sabbia burrosissima. Ah, non avete il mixer oppure, come me, vi rendete conto di non capire perché il mixer non si azioni? Non c'è problema, basta usare una frusta elettrica.
A questo punto dovreste usare un ripiano di metallo, vetro o marmo e versare l'acqua - molto molto fredda e poco alla volta - nella farina disposta nella forma a fontana, io non ce l'avevo - non la fontana, il ripiano - e ho usato una megaciotola in metallo (questo solo per mantenere la temperatura molto bassa). Impastate fino ad ottenere una palletta compatta, soda ed elastica. Propongo ti tirare una sculacciata alla palletta e se fa rumore di chiappa allora va bene. A questo punto avvolgetela nella pellicola da cucina e lasciatela in frigo per almeno 40 minuti - piccola nota: la mia palletta non è del colore solito della pasta brisèe che compriamo al supermercato perché ho usato farina integrale.
Passati i 40 minuti la pasta sarà pronta per essere utilizzata; io ho preparato una torta salata. In realtà non avevo idea di cosa preparare per cena e ho iniziato saltando delle verdure in padella, dopodiché mi sono detta "e che ci faccio?"; l'occasione fa la donna impastatrice con gomito da tennista e ho reputato fosse la volta buona per provare la briseé (anche perché al supermercato non ne ho vista).
Le verdure sceglietele a vostro piacimento, io ho solo svuotato il frigo, per quello ho successivamente aggiunto due uova e della creme fraiche che stava per scadere.
Ho steso la pasta - 5 millimetri massimo, sennò non cuoce più -, versato tutto le verdure (attenzione a non lasciare troppo sughetto di cottura) e sopra di esse ho versato il composto di uova e creme fraiche (ah mi raccomando, non dimenticate di usare del sale). Infine, io ho anche aggiunto uno strato di formaggio, così, perché ne ho trovato un pezzo in frigo. Infornate a 180° per circa 50 minuti e servite.

domenica 8 settembre 2013

Norwegian Horror Story

Rubo senza ritegno il titolo alla serie American Horror Story, la quale è una delle mie serie televisive preferite - anche se la definizione "televisivo" è parecchio errata in quanto non faccio uso di televisione da almeno 3 anni - e di horror ha solo il titolo. Se non l'avete vista peggio per voi, sono due serie e la prima mi è piaciuta più della seconda anche se obiettivamente la seconda ha una sceneggiatura scritta meglio - a proposito, ecco uno dei teaser della terza stagione. Horror, dicevo. Perché horror? Perché ogni tanto non vi capitano quelle giornate che vi sembrano piene di particolari troppo loschi? No? Beh a me ne è capitata una proprio durante la settimana appena trascorsa.
Giovedì mattina, mi alzo - ah che bello, è tutto grigio -, preparo la colazione, accendo la radio e mi siedo. La ricezione è disturbata, inizio a pensare di essere stata vittima di un incidente come Jack Black in Be kind, rewind. Sono piena di onde elettromagnetiche - ma no dai, qualcuno avrà mica toccato la rondellina? Giro, rigiro, tocco l'antenna... niente, mi rassegno, forse nella notte un fulmine mi ha colpita sul serio... Peccato però, una stazione radio che funziona meglio di Virgin Radio... è ora di portare la bambina a scuola (no, non è mia), in macchina niente radio. Vado di fretta, vedo una tipa col passeggino, a un incrocio un anziano signore con le mani dietro la schiena mi lancia un'occhiataccia perché sto andando troppo veloce per i suoi gusti. Ecco, da grande voglio diventare come lui e redarguire tutti quelli che vanno oltre i 50 km all'ora. Lascio la bambina a scuola e torno indietro. Il vecchio non si è spostato di un millimetro, sarà mica un bug di Matrix? Mi redarguisce nuovamente, però per la velocità di prima. Di nuovo la tipa col passeggino - sì, dai, sono decisamente dentro Matrix... sono ben lontana dal conturbante descritto in letteratura... la stazione radio continua a non funzionare e non posso nemmeno prendermela con Radio Maria. Preparo la cena, accendo la radio ed è sempre disturbata, per un po' reggo la sensazione delle mezze canzoni ma  poi continuo in silenzio. La cena è pronta, mi siedo a mangiare e ricevo una telefonata "stai più attenta del solito, ho ricevuto un sms scritto in pessimo norvegese da parte di qualcuno che vuole comprare la chitarra e che vorrebbe passare a vederla, ho detto di passare dopo le otto ma tu stai all'erta, soprattutto se senti i cani abbaiare. Se qualcuno entra nel giardino devi agire". Grandioso, sì, ora sì che sono tranquilla - sola in una casa in mezzo alla campagna e con una bambina di tre anni - una delle cagne è in calore quindi potrebbe latrare per qualsiasi cosa, ora sì che sono nel panico. E se arriva veramente qualcuno? Oddio c'è qualcuno nel giardino! Ah no, è il vicino nel suo di giardino. Calma. Accendo la radio così mi rilasso, no, l'angoscia delle mezze canzoni. Finisco la cena alzandomi a intervalli regolari di un boccone: in pratica, forchettata, mi alzo, mastico davanti la finestra, mi risiedo giusto il tempo della forchettata. Intanto tengo nervosamente il cellulare in mano ripetendomi come un mantra il numero della polizia... però tutta la situazione non è corretta poiché in questi casi servono una linea telefonica da tagliare per lasciare la casa nell'isolamento più totale e un telefono cordless di quelli belli grossi e bianchi. No, non bianchi, panna. Senza quelli non si può nemmeno correre in giardino per sfuggire dalle grinfie del'assassino. Si fanno le cinque, torna la madre e io devo scappare al corso di norvegese. Ci sono 15 gradi, ed è tutto grigio. Guido nuovamente in silenzio, mi guardo attorno e penso "manca solo una bella nevicata, ci starebbe bene un po' di luccicanza".

Per la cronaca, come da spiegazione di horror c'è solo il titolo e poi non è successo assolutamente nulla. L'unica cosa strana è che durante la pausa al corso, un tipo s'è avvicinato e appena ha saputo che ero italiana mi ha chiesto se ricordassi George Weah (un giorno capirò perché il mio cervello ricorda come scrivere il nome di questo calciatore) perché lui veniva dal suo stesso Paese. Grandioso, di nuovo... perché tu, sconosciuto, ti avvicini per parlare? Perché proprio io? Eh?

The Mexican Cherry Stew Massacre
Ingredienti:
- 500 grammi di pasta
- 3 decilitri di panna
- 2 confezioni di fagioli
- 1 confezione di pomodorini
- 2 cucchiaini di concentrato di pomodoro
- 1 cipolla
- formaggio q.b.
- 1 dado

Premessa: a una delle bambine piace mangiare messicano - o almeno, quello che qua credono sia messicano, perché le tortilla le chiamano taco e soprattutto in questi taco (no, non tacos, solo taco) ci mettono anche l'ananas e nel ripieno al posto del macinato usano la zucchina - per cui mi chiede "stasera prepariamo i taco?". Non ho voglia di andare a fare la spesa allora decido di preparare qualcosa che avesse una parvenza di messicano con quel che c'è in dispensa; tanto, peggio dell'ananas nella tortilla non può andare. 
Aggiungiamo horror su horror con la ricetta di oggi, nata totalmente per caso con ingredienti alla rinfusa, aggiunte dell'ultimo momento. Eppure, eppure tanto male non è riuscita.
Tagliate la cipolla e mettetela a friggere, intanto scolate le due confezioni di fagioli - nota bene, io ho usato quelli bianchi che di solito vanno nelle insalate - e versatele sulla cipolla. Aprite la lattina di pomodorini e versatela sui fagioli, schiacciate i pomodorini, aggiungete due cucchiaini di concentrato e infine un dado. Intanto preparate la pasta: 500 grammi di pasta corta e passa la paura.
Mentre la pasta cuoce mi ricordo di avere un mix di spezie adatto per la carne - mi dico tra me e me "non c'è carne in questo piatto ma possiamo dare almeno l'odore delle stesse spezie" - e decido di usarlo. Intanto mi rendo conto che la salsa non potrà mai essere sufficiente per condire tutta la pasta. Che faccio? Aggiungo una confezione di salsa?
No così diventa semplice pasta e fagioli. Nei taco mettono la panna acida, però la panna acida nella salsa? Non mi convince, facciamo che uso la panna normale. Scolo la pasta e penso "e ora dove unisco tutto?", non ho molta voglia di trovare soluzioni allora agguanto una teglia e mescolo tutto lì, ricopro di formaggio e inforno giusto il tempo di farlo sciogliere. 
Descritta così effettivamente sembra un pastone all'americana e probabilmente lo è, però averebbe potuto essere peggio. Quello che mi fa perdere le staffe è che quando preparo del cibo con cura almeno una delle bambine farà i capricci, invece con questo pastrocchio hanno mangiato tutte. Una di loro non solo ne ha mangiato due piatti di fila ma ha finito gli avanzi il giorno dopo appena tornata da scuola. Misteri della Norvegia.