sabato 10 agosto 2013

Espiazione

Avete presente Keira Knightley? Quella graziosissima attrice che, se nel film non ha una parte dove può fare la pazza, strapparsi i capelli e urlare, non accetta il copione. Tanto per fare qualche esempio: in Anna Karenina (2012) rovina un matrimonio e impazzisce per il Conte Aleksej Vronskij (che poi, vorrei ben dire, chi non impazzirebbe per Aaron Johnson? Una volta tanto Jude Law non è il belloccio della situazione). In A Dangerous Method (2011) ci sono Aragorn e l'androide David che giocano a fare gli psicanalisti. L'androide, che in questo caso interpreta Gustav Jung, deve curare una certa Sabina, la quale è schizofrenica e particolarmente aggressiva. Indovinate chi è Sabina? E ancora, in Never Let Me Go (2010), c'è questo simpatico trio formato dalla nostra K.K. più il giovane Spiderman e Sissy Sullivan (la sorella dell'androide David che in Shame ha un comportamento sessuale compulsivo) e in questo trio chi è quella che dà di matto? Del resto, la comprendo, è l'unica Ginevra che non riesce a tradire Re Artù perché Lancillotto muore prima che si possa consumare l'atto (King Arthur, 2004). Infine, tornando al titolo, in Espiazione (2007), dà di matto perché la sorella minore non capisce bene che cosa stesse facendo col figlio della governante (però alla fin fine l'espiazione tocca alla sorella minore). Conclusione: tutto questo bordello, ogni volta, per fare del sesso.
Avete appena letto un'enorme filippica che sembra l'analisi della filmografia parziale della Knightley solo perché avevo deciso di delucidare un punto dello scorso post (prendete un libro che avete comprato anni fa ma che non avete mai letto) e poi in realtà, colpita dalla carissima sindrome ossessivo compulsiva, ho trovato il bandolo della matassa. Sono stata distratta letteralmente da un gomitolo di lana: ho iniziato a sferruzzare, non ho idea di come si faccia e oggi avevo visto troppi difetti nella mia creazione - la quale avrebbe dovuto assumere il ruolo di vestitino per Kindle. Parlo al passato perché ho pensato bene di sciogliere il lavoro fatto fino ad ora ma ho imparato diverse lezioni: innanzitutto che non è facile come te lo mostrano nei cartoni, soprattutto se sei alle prime armi e ogni tanto hai creato un punto che in realtà era un nodo da marinaio, di quelli belli resistenti.
Mentre ero lì che scioglievo nodi, tiravo fili, arrotolavo gomitoli, non paga della mia sofferenza ho iniziato a canticchiarmi A Pain That I'm Used To dei Depeche Mode; fare questi lavori ripetitivi (tira il filo, avvolgi il filo, tira il filo, avvolgi il filo) ti porta a riflettere e ho realizzato che sto espiando la mia mancata presenza al Brutal Assault vedendo le foto di chi c'è, stamattina ho espiato la mia mancata presenza al Not.fest, dove sarà possibile vedere Tricky e 2manydjs, ascoltando per l'appunto la discografia di questi ultimi (al secolo ancora Soulwax) mentre facevo la ceretta - a parte il gioco di parole ceretta > cera > wax, chi è così stolto da fare una ceretta durante il ciclo?. Non contenta, ho continuato con i Depeche Mode, perché tanto lo so che a dicembre non vado mica a vederli a Oslo...continuiamo così, facciamoci del male.

Pasta con salmone, bottarga e pinoli
Ingredienti:
- 500 grammi di pasta
- 400 grammi di salmone
- 25 grammi di bottarga di tonno
- 2 spicchi d'aglio
- pinoli q.b.
- prezzemolo q.b.

A proposito di espiazione e di vendette trasversali del karma (no, non ci credo, tranquilli), ho ben pensato di preparare qualcosa di veramente sfizioso con un ingrediente che non è stato evidentemente capito. Mi pare giusto, io non capisco perché si ostinino a bollire l'acqua nel bollitore per poi metterla in pentola e loro non capiscono il reale valore della bottarga (però, a onor di verità, avrei potuto impegnarmi di più e spiegare meglio cosa fosse). Ma capirete alla fine perché. 

Prendete una padella antiaderente e mettetela sul fuoco, quando sarà calda tostate i pinoli (quanti? Quanti ne volete, io ho coperto tutto il fondo). Prestate molta attenzione e non abbandonate mai la padella perché la tostatura è un'azione che richiede cognizione; basta un attimo e invece di trovarvi i pinoli dorati e che emanano un buon profumino, vi ritrovate dei pinoli bruciacchiati e immangiabili. Per l'appunto, quando saranno dorati, trasferiteli su un foglio di carta forno e lasciateli lì a raffreddare.  
Mettete sul fuoco l'acqua per la pasta, in padella invece dell'olio e i due spicchi di aglio - a fiamma media; dedicatevi al taglio del cubetto di salmone (fresco, da trancio e non da fettina affumicata). Quando l'aglio sarà dorato, aggiungete in padella il salmone, aggiustate di sale e di prezzemolo, continuate a rimestare finché il pesce non sarà cotto.Intanto probabilmente l'acqua starà bollendo e potrete buttare la pasta, la quale poi scolerete, aggiungerete al salmone in padella, userete i vostri pinoli e infine la bottarga.
Aggiustate nuovamente di sale, se necessario, e servite.
Qui arriva il bello: i norvegesi hanno pensato di grattugiare sulla pasta (col pesce) del parmigiano.
Non ho avuto il coraggio di dirgli che in Italia, secondo le mie informazioni, non si usa spargere il formaggio sul pesce. Ma se da un lato hanno compiuto un'azione per me punibile con torture che chiamerebbero a raccolta tutti i volontari di Emergency e Nessuno tocchi Caino, dall'altro si sono molto avvicinati alle usanze catanesi (da quel che so, sono gli unici che osano il formaggio grattugiato su piatti di pesce).



sabato 3 agosto 2013

Punti di vista, mi giro dall'altro lato

Un mese fa a quest'ora ero in viaggio da ben 12 ore per raggiungere la terra natia. Macchina, treno, due aerei. Gente da osservare sul treno, gente da osservare in aeroporto, gente da osservare. Persone diverse, punti di vista diversi.
Ogni mezzo preso mi avvicinava sempre più a casa - no, niente di poetico, semplicemente appena arrivata in aeroporto l'hostess mi ha chiesto se parlassi italiano (e io ho risposto col mio basilare norvegese - brain wtf?) e sul primo aereo m'è capitato un italiano che guarda caso ha iniziato a inveire riguardo le dimensioni ridotte dei sedili dell'aereo. Punti di vista: tu hai il diritto di lamentarti e io di chiedermi, volgendo lo sguardo al compartimento sulla mia testa, perché l'unico spaccamaroni sia capitato proprio dietro di me.
Per quel che può valere - poiché questo post non ha assoluta valenza, lo so - è stata la più bella estate della mia vita. Consigli per gli acquisti, direbbe qualcuno non dotato di collo ma di un sacco di camicie coi baffi.
Se anche tu, come me, vuoi rilassarti un sacco, prendi il tuo lettore mp3 e inserisci i seguenti album:

- Æon Spoke - Æon Spoke (2007)
- Wardruna - Gap Var Ginnunga (2009)
- Wardruna - Yggdrasil (2013)
- Falkenbach - Ok Nefna Tysvar Ty (2003)

Lo so, in realtà probabilmente queste cose piacciono a pochi, ma per una volta volevo cogliere l'occasione per osannare quel genio di Masvidal (Æon Spoke, Cynic) e magari qualcuno si incuriosisce e si innamora. Lasciate a casa ogni dispositivo dotato di connessione a internet; so che è difficile ma so anche che potete riuscirci. Passo successivo: raccattate qualche libro tra quelli che avete comprato anni fa e non avete mai iniziato a leggere per ragioni oscure. Impacchettate del cibo, caricate tutto nello zaino e andatevene a mare, da soli, senza dover tenere conto degli orari di nessuno (anche perché eventualmente gli scenari sarebbero più o meno questi: gruppi di amici decidono che questo bagno non s'ha da fare, il tuo amico non si sveglia, il tuo amico ti scrive alle 6 del mattino dicendoti che c'è brutto tempo e quindi non viene a mare, il tuo amico ti chiede almeno 30 minuti in più per essere pronto. Eccetera). Punti di vista: tu hai il diritto di avere i tuoi ritmi e io il diritto di fare quello che mi pare senza aspettare nessuno.
Sto scrivendo questa serie di stupidaggini solo per arrivare al fulcro della situazione: trovarsi a mare circondati da maschi che indossano costumini a mutandina, ciccione in bikini e donne incinte che avrebbero dovuto coprirsi e invece no. Questo sempre dal mio punto di vista: loro hanno il diritto di conciarsi come vogliono e io ho il diritto di dire no.

Voi che nuotate sicuri
Nelle vostre tiepide spiagge,
Voi che trovate al solarium
Insalata di riso e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che indossa uno speedo
Che si tatua un rosario
Che suda per mezza panza abbronzata
Che muore per un sì o per uno zip.
Considerate se questa è una donna,
Con un bikini e un pancione
Senza più forza di coprirsi
Vuota la testa e pieno il grembo
Come un uovo a pasqua.

Meditate che questo ho visto:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetelele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa a mare,
La malattia vi obblighi a indossare uno speedo,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Spaghetti con salmone e lime
Ingredienti:
- 300 grammi spaghetti
- 1 scalogno
- 200 grammi salmone
- buccia di 1/2 lime
- 100 grammi di panna acida
- sale e pepe q.b.
- prezzemolo q.b.

il salmone dal punto di vista del lime
Premessa: avevo deciso di preparare dei semplicissimi spaghetti alla bottarga ma mi viene comunicato che c'è del salmone in frigo che bisogna consumare. Va bene, mi travesto da George Clooney in ER e inizio a salvare la situazione:
col salmone ci va il soffritto di aglio. Ommioddio l'aglio è finito! Stiamo tutti calmi, lo scalogno è un degno sostituto. Sminuzzo quindi lo scalogno e lo metto a soffriggere; intanto estraggo con delicatezza il salmone e lo taglio a pezzettini. Il salmone dovrà smetterla di andare controcorrente quando lo scalogno sarà dorato e sarà quindi costretto a saltare in padella. 
gli spaghetti sempre dal punto di vista
del lime
Aggiustate di sale e pepe se necessario.
Cosa ci starebbe benissimo a questo punto? Ah ma certo, la buccia grattugiata di un limone! Limone che non ho, quindi a metà cottura del salmone aggiungo la buccia di mezzo lime.
Aggiungo anche il succo del lime? Mh no, meglio usarlo per un mojito. Allora invece perché non aggiungere della panna acida? Ma sì dai.
Infermiera mi asciughi la fronte perché il momento è delicato, mi passi quella boccetta, il tocco finale del prezzemolo mi pare d'obbligo.

Tolgo la mascherina, spengo la luce sui fornelli.
Ho salvato la cena.
Sigla e titoli di coda.

[personalmente avrei evitato di aggiungere la panna acida, ma gli altri commensali avrebbero sicuramente pensato che il piatto rischiasse di essere troppo leggero... punti di vista]

venerdì 26 luglio 2013

E le Fante?


Su avanti, anche voi ricordate quella pessima barzelletta che non starò qui a ripetere perché è veramente pessima. Ma non siamo qui a pettinare i peletti della schiena degli elefanti, quanto piuttosto citare la proverbiale memoria: se dovessimo disegnare un grafico dove l'elefante è l'animale con maggiore memoria e non so quale esattamente non sono un'etologa l'animale con minore memoria, io mi troverei esattamente a pari merito con quest'ultimo. Non lo faccio apposta, per certe cose ho una memoria ferrea - non sto qui a elencare le noiose cose che ricordo, fidatevi - però per quel che riguarda gli eventi quotidiani e pragmatici mi trasformo in un'ameba, un'imbarazzante ameba. Per quello se mi ricordo di dover fare qualcosa la faccio subito oppure lascio bigliettini nella tasca dei pantaloni, o ancora meglio scrivo mille volte la stessa cosa sull'agenda.

Non ricordo le facce o non ricordo i nomi (nei casi peggiori c'è l'eventualità che queste due cose accadano contemporaneamente: era una gioiosa sera di dicembre quando, seduta al tavolino di un pub con tre amici, vediamo da lontano quello che per me è un conoscente. Ci avviciniamo, chiacchieriamo. Era accompagnato da donna caucasica vermiglio crinita non meglio identificata; talmente poco identificata che non ce l'ha presentata. L'indomani sera, stesso posto, simile storia, stesso pub, mentre ero in fila per pagare una vodka tonic, una ragazza mi si pianta davanti:
- Ciao! [con fare entusiasta]
- Ahm, e-e-e-e-h [volevo dire: ciao a te, straniera, come nei migliori film western]
- Beh almeno ciao puoi dirmelo...
- Sì, ok, ciao, però perdonami io non so chi sei [da anni gira voce che esiste in città la mia sosia, io non l'ho mai incontrata ma mi ha fruttato scene come "però mercoledì avresti potuto venirmi a salutare", "peccato io sia atterrata venerdì, chissà chi hai visto"]
- Ma come, ci siamo incontrate ieri, sono la tizia che sta con *aggiungete nome fittizio che più vi aggrada*
- Ah scusa, sono rincoglionita
Non ricordo le date: compleanni, anniversari e chi più ne ha più ne metta, una volta sono arrivata in ritardo a un esame perché ricordavo fosse il giorno dopo. Io so che il compleanno di mia madre cade nell'ultima settimana di febbraio, che quello di mio padre è durante le vacanze natalizie e se non ci fosse facebook sarei fregata. Ma a volte sono fregata pure con facebook. Una su tutte: una mia amica, carissima amica, toglie la data e io le prometto di farle gli auguri per tutti i giorni della settimana nella quale avevo stabilito potesse trovarsi il suo compleanno (l'ho fatto e ora me lo sono scritto in agendina, ora devo solo ricordarmi di guardare l'agendina). La migliore è successa col mio ex: io sono una nottambula, una che piuttosto che svegliarsi presto proprio non va a dormire, per cui, quella sera mi dico "aspetto la mezzanotte e gli faccio gli auguri per prima": sono crollata come una pera cotta. L'indomani tra lo studio, l'università e altre cose, questo pensiero è passato totalmente in cavalleria. Nel tardo pomeriggio accedo a facebook e noto che un sacco di gente gli ha scritto sulla bacheca. Il gelo. Nelle mie vene. Ok, facciamo che faccio la figa che glieli fa per ultima.
- Ehi buon compleanno, sono l'ultima? Ahahahahahaha credevi mi fossi dimenticata eh?
- Ti sei dimenticata, vero?
- Sì. però volevo essere la prima ieri notte e mi sono addormentata allora mi sono arrabbiata un sacco con me stessa perché quando ci siamo sentiti a pranzo non mi sono ricordata, ecco, sniff. [tono da cane bastonato che più bastonato non si può]
Oppure, 18 novembre 2002 (visto che ricordo cose inutili?), ricevo una telefonata dal genitore XY:
- Non dimentichi niente?
- Tipo?
- Oggi è il compleanno dei tuoi fratelli, chiama a casa...
- Ah. Ma non era il 13?
- E perché non hai chiamato il 13?
- Mi sono ricordata il 16 e mi pareva brutto con 3 giorni di ritardo.
Funghi ripieni
Ingredienti per 3 persone:
- 6 champignon
- 1/2 cipolla
- 3 fette di zucchina
- 1/2 dado
- 3 cucchiaini di olio
- Gouda grattugiato q.b.
- 1 busta di purè
- 3 uova
- sale, pepe, prezzemolo q.b.

Lavate i funghi e staccatene i gambi ponendo attenzione a non distruggere i cappelli di questi ultimi. Di solito basta tenere tra pollice e indice della mano sinistra il cappello e tra pollice e indice della mano destra il gambo, torcere leggermente il gambo e tirare, ma con cura - dovete sapere che gli champignon in quanto francesi ci tengono particolarmente alla moda. 

Tritate finemente la mezza cipolla e mettetela in padella antiaderente a soffriggere con 3 cucchiaini di olio. Mentre la cipolla cuoce potete tritare i gambi e spellare i cappelli degli champignon, quando la cipolla sarà dorata aggiungete tutto in padella con mezzo bicchiere d'acqua e coprite, con un coperchio, non con una copertina. Intanto tagliate a cubetti tre fette di zucchina - lo spessore della fetta sarà di circa un centimetro - e mettete anche quest'ultima a rosolare; aggiungete mezzo dado, coprite nuovamente. 
Quando le verdure erano a metà cottura io ho usato lo stesso mix di erbe dell'altra volta, pomodorini essiccati, origano, peperoncino, basilico, aglio e sale (ho anche aggiunto una spruzzatina di pepe nero).

Una volta che i funghi saranno cotti trasferiteli in una ciotola, preriscaldate il forno a 180° e disponete gli champignon in una teglia con un filo di olio sul fondo. Riempite le teste con l'impasto e infornate per 10 minuti. Grattugiate del gouda (qualsiasi altro formaggio che vi piace andrà benissimo), tirate fuori la teglia e coprite le teste col formaggio, infornate per altri 10 minuti.
Nel frattempo io ho anche spellato due patate lesse rimaste in frigo dalla cena del giorno prima mentre in una pentola preparavo il purè e le ho aggiunte schiacciandole precedentemente.

La parola d'ordine degli ultimi periodi è "pigrizia", quindi nella pentola antiaderente in cui ho cucinato il ripieno dei funghi ho rotto tre uova, ho aggiustato di sale, di pepe nero e
di prezzemolo, quindi le ho strapazzate.


Lo so cosa state pensando: nel ripieno manca il pangrattato e il prosciutto (almeno, così li prepara la mia mamma ed è il motivo per cui li ho cucinati: volevo che dei piccoli norvegesi potessero capire almeno in parte cosa vuol dire mangiare la verdura in maniera inaspettata).
Il pangrattato non ce l'avevo, nemmeno la mollica di pane, il prosciutto era finito, però quando ho detto "sono funghi ripieni", i bambini hanno strabuzzato gli occhi. Cucina italiana for the win! Piccola precisazione: ho scritto per tre persone perché una persona sono io, un'altra è una bambina di 10 anni e l'ultima una bambina di 3, lo so che tre persone di stazza normale muoiono di fame con due funghi a testa, però siete grandi abbastanza per fare delle moltiplicazioni.


venerdì 5 luglio 2013

Immigrant Song

Per chi non lo sapesse, questo è un pezzo dei titoli di testa di 
"Uomini che odiano le donne" durante i quali è possibile 
apprezzare un remix della canzone dei Led Zeppelin targato
Trent Reznor.  Di solito i Led Zeppelin non amano dire di sì
all'utilizzo delle loro canzoni nei film, quindi possiamo anche
ritenerci fortunati (la versione originale si trova invece in
School of Rock).
We come from the land of the ice and snow,
From the midnight sun where the hot springs flow.
The hammer of the gods will drive our ships to new lands,
To fight the horde, singing and crying: Valhalla, I am coming!

Citare i Led Zeppelin per tre differenti ragioni:
1. sono i Led Zeppelin, quindi è cosa buona e giusta
2. questo video che guardo a intervalli regolari dal 2003
3. l'argomento di oggi, lo shock culturale.

Chiamiamo shock culturale la sensazione di disorientamento personale che si prova quando ci si trova nella posizione di immigrato a contatto con uno sconosciuto stile di vita. A contribuire possono essere fenomeni come il sovraccarico di informazioni, la barriera linguistica  (legata anche alla capacità di reazione verso la nuova cultura), il gap generazionale ma soprattutto e ovviamente la nostalgia di casa. Può essere descritto attraverso quattro fasi ben distinte: viaggio di nozze, negoziazione, regolazione, e maestria.

1. luna di miele [honeymoon phase]
Durante questo - breve - periodo, le differenze tra la nuova cultura e la propria sono viste in una luce romantica;  ad esempio è facile apprezzare le nuove abitudini o i nuovi ritmi di vita, leggende narrano di immigrati che amano il cibo del nuovo paese, ma siamo sicuri che nessuno di questi fosse italiano. Durante queste prime settimane si subisce il fascino della nuova cultura e si cerca l'integrazione anche attraverso lo studio degli autoctoni. [A me è successo sia in Polonia che in Norvegia, soprattutto in Polonia durante il primo mese perché le uniche cose che sapevo erano reminiscenze universitarie dall'esame di storia contemporanea, quindi fotografavo e annotavo tutto].
2. negoziazione [negotiation phase]
Dopo le prime settimane, ed entro i tre mesi - così dicono - alcuni individui soffrono di ansia a causa delle evidenti differenze tra la cultura di partenza e quella di arrivo. L'eccitazione e la voglia di integrazione iniziali lasciano il posto alla frustrazione e alla rabbia, soprattutto se alcuni atteggiamenti vengono percepiti come offensivi nei confronti della propria cultura di partenza. La differenza nella qualità degli alimenti e la barriera linguistica sono i fattori principali (soprattutto se si parla di italiani all'estero: un lamento continuo). [Anche qui, mi è successo in misura maggiore in Polonia; nulla di offensivo verso la mia cultura, semplicemente non ero pronta a non avere un'estate per come ero abituata e ho provato molta frustrazione nell'impossibilità di imparare la lingua. In Norvegia invece la frustrazione era dovuta alla mancanza di lavoro].
3. regolazione [adjustment phase]

Fase successiva, dai 6 a 12 mesi, nella quale ci si è abituati alla nuova cultura e si sviluppa una sorta di nuova routine. Le abitudini e le reazioni che ci aspettiamo dal mondo esterno diventano normali e si inizia ad accettare la nuova cultura in modo positivo, in teoria si dovrebbe anche essere capaci di usare la lingua del luogo. Questa è la fase chiave in quanto è possibile osservare tre reazioni distinte: alcune persone
trovano impossibile accettare e integrarsi nella cultura straniera, che percepiscono ostile, quindi si ritirano e si ghettizzano (ejector); altri si integrano pienamente perdendo la loro identità originaria e spesso rimangono nel nuovo Paese (adopter); per ultimi troviamo chi si adatta agli aspetti che trova positivi nella nuova cultura pur mantenendo alcune delle vecchie abitudini, di solito non hanno problemi quando tornano a casa né a trasferirsi altrove (cosmopolitan). [La prima reazione mi è capitata in maniera maggiore in Polonia: dopo 7 mesi non riuscivo ancora a usare la loro lingua ma avevo accettato la possibilità di cenare verso le 16:00 - ogni tanto - e di sostituire la classica colazione all'italiana con cose come: uovo sodo, senape, wurstel, pane imburrato e prosciutto, il tutto affogato nel caffellatte. Amore totale verso la loro cucina e la birra con sciroppo di lampone. Qui in Norvegia è differente: cenare ogni giorno tra le 16:00 e massimo le 17:30 mi sta uccidendo lentamente, vedere cuocere la pasta senza sale e soprattutto non condita perché tanto si condisce nel piatto - con conseguente abbandono di pasta cotta in pentola per almeno cinque minuti, crea deboli ischemie al mio cervello tricolore; ma soprattutto non capirò mai perché, invece di bollire le patate in acqua fredda preferiscono coprirle di acqua bollente, bollita nel bollitore, con la convinzione di risparmiare energia. Per il resto posso dire di aver accettato ogni altro tipo di uso e costume, voglio imparare a sferruzzare e anche a pescare, cose da matti. Ancora non passo le domeniche camminando come una forsennata e non capisco perché sia necessario tutto questo burro e ogni tipo di salsina per cucinare - mi viene da dire per coprire i sapori, ma vabbè, del resto sono qui da circa 7 mesi, il mio metabolismo deve ancora adattarsi].
4. padronanza [mastery phase]
Questa fase è anche definita come del "biculturalismo", ci si è integrati nel nuovo Paese pur mantenendo le proprie peculiarità (come ad esempio non curare troppo l'accento nella nuova lingua e sembrare comunque italiani che scimmiottano) e lo shock culturale potrebbe avvenire una volta tornati nel proprio Paese d'origine.[Ovviamente in Polonia non sarei mai arrivata oltre la terza fase perché non era un posto che sentivo come mio o dove avrei mai potuto pensare di mettere radici; in Norvegia per me è ancora presto per analizzare questa fase, anche se molti mi hanno detto che parlo quel poco norvegese che socon un forte accento tedesco, quindi non capisco bene chi subirà il maggiore shock culturale. Ma, ahimè, non ci posso fare nulla, è il norvegese che gli somiglia e il tedesco è una lingua totalizzante].

Focaccia
Ingredienti:
- 300 ml di acqua
- 150 grammi di olio d'oliva
- 8 grammi di sale
- 3.5 grammi di lievito in polvere (o 12 grammi di lievito di birra)
- 1 cucchiaino di zucchero
- 250 grammi di farina 00
- 250 grammi di farina integrale
- 3-4 cucchiai di acqua

La ricetta si sviluppa in due fasi: nella prima si prepara la generica pasta per il pane, nella seconda la si trasforma nella focaccia. Innanzitutto voglio fare quella che se la tira tantissimo dicendo che invece di impastare a mano ho usato un'impastatrice, shame on me? [cantare seguendo questa melodia].
Come prima cosa io devo avvisarvi riguardo i tempi di preparazione: servono 4 ore tra l'impasto, la lievitazione e la cottura, quindi se non avete 4 ore da dedicare alla focaccia vi prego di lasciare la stanza. Stavo dicendo, prepariamo la pasta per il pane: mettete a scaldare l'acqua e intanto setacciate le due farine nella ciotola dell'impastatrice; create una fontanella (il proverbiale buco al centro) e versateci dentro il lievito disidratato sciolto nell'acqua tiepida insieme allo zucchero. Accendete l'impastatrice, la velocità minima è sufficiente e nel resto dell'acqua tiepida sciogliete il sale, versate anche questo composto sulla farina. Unite 50 grammi di olio versandolo a filo finché non sarà terminato e lasciate che l'impastatrice lavori fino a quando non avrete un impasto compatto.

A questo punto potete prendere la vostra palla di impasto e poggiarla su un piano infarinato per massaggiarla con movimenti audaci per altri 5 minuti, tirategli le guanciotte e se vi sembrano elastiche a sufficienza potete creare nuovamente una palla che riporrete in una ciotola infarinata (infarinate per bene sennò ve ne pentirete). Coprite il tutto con la pellicola trasparente e fate lievitare almeno due ore nel forno chiuso e spento - dalla regia mi comunicano che è possibile accelerare la lievitazione accendendo la luce del forno, ma perché dobbiamo usare questi sporchi trucchetti?

La pasta avrà raddoppiato il suo volume ed è pronta per cambiare casa: trasferitela su una leccarda foderata con un foglio di carta da forno e rimettetela a lievitare per un'altra ora a forno chiuso e spento; onde evitare che l'impasto si secchi ponete un contenitore con dell'acqua sul fondo del forno.
Adesso avete un bel po' di impasto e potete trasformarlo in focaccia. 
Ungete la leccarda con 4-5 cucchiai di olio e stendete la pasta lavorando con le dita (affondatele senza vergogna), usate il resto dell'olio sull'altro lato, copritela con un panno pulito e lasciatela lievitare ancora per circa 30 minuti in un posto tiepido e privo di correnti d'aria (sì, la cucina andrà benissimo).
Preriscaldate il forno a 250° e, trascorsi i 30 minuti, spruzzatela con 3 cucchiai di acqua tiepida, spargete del sale medio-grosso, il rosmarino e infornatela per 10-15 minuti, quindi tagliatela e mangiatela (se potete, con della mortadella).

Io non ero in possesso di rosmarino quindi ho usato un mix di erbe che ho trovato in cucina: pomodorini essiccati, origano, peperoncino, basilico, aglio e sale.
Del resto, non avendo utilizzato farina 00 e farina di manitoba come nella ricetta originale, non potevo certo aspettarmi il rosmarino. In ogni caso essendo la prima focaccia della mia vita posso dire che sia venuta molto buona (ovviamente la cosa ha suscitato la classica battuta "ah ma pensavo fossi italiana" alla quale ho risposto "sì, infatti io compro la focaccia al panificio" ma anche "quindi in quanto norvegese vai in giro con patate e salmone in tasca?"). Gli amabili resti della focaccia sono stati utilizzati - tagliati in opportuni cubetti - nella zuppa al posto dei crostini.

sabato 29 giugno 2013

Blank page...

...was all the rage, never meant to say anything.
Smashing Pumpkins - Black Page - Adore (1998)


Insomma, avete presente quando avete troppe cose da fare e alla fine non fate nulla?
Io, in questo esatto momento. Ogni giorno succede qualcosa e dico sempre "ah bello questo spunto ora ci scrivo su un post". Puntualmente mi dimentico, sia di scrivere che lo spunto, quindi fuffa. Per di più, quando provo a pensare allo spunto mi si accavallano i discorsi, in barba alla coerenza e alla coesione del testo. Siccome sono pigra e non ho voglia di schematizzare tutti questi pensieri, lascio perdere.
Mi ricorda quella volta in cui avevo prestato alcuni volumi della mia antologia di letteratura italiana a una mia collega e lei si divertì a sottolineare (con la matita, per fortuna). Per chi è un feticista del libro - come me - questa violenza della sottolineatura altrui è peggio di uno stupro. Per cui mi sono messa di buzzo buono e, gomma alla mano, ho cancellato pagina dopo pagina. Ma qui arriva il fattore emozione: le pagine dell'antologia sono poco più spesse di quelle di una bibbia o di un vangelo, quindi a un certo punto, inevitabilmente, un colpo di gomma ha strappato - esattamente al centro di una poesia - il foglio. Per pochi secondi ho visto tutto bianco e le bestemmie mi si sono accavallate. Si sono accavallate talmente bene che sono rimasta in silenzio, chiusa nel mio dolore. Come quando risolvi le equazioni e cominci a depennare le x e gli elementi che si somigliano.
Credo che l'effetto sia come quello di un esperimento (esperimento di Newton, mi dicono dalla regia) che mi hanno mostrato alle elementari: prendete un disco di carta, dividetelo a spicchi e colorate ogni spicchio con i seguenti colori: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. Fissate il disco al trapano e osservate cosa succede ai colori.

Crostata con budino al cioccolato e uvetta
Ingredienti:
- 250 grammi di farina
- 100 grammi di zucchero a velo
- 2 uova
- 125 grammi di burro
- 1 bustina di vanillina
- 1 pizzico di sale
- 1 litro di budino al cioccolato
- uvetta q.b

Prologo:
Cosa fai quando qualcuno dice "prepariamo i brownies!" e tu sei a casa senza macchina e senza la possibilità di reperire eventualmente gli ingredienti mancanti al supermercato più vicino?
Temporeggi? No. Usi quello che hai sperando in un risultato decente.
Prepariamo una crostata, tanto burro e farina non mancano mai e la crostata puoi farcirla con quello che ti pare. Apro il frigo, mi arrampico come King Kong su ogni ripiano e inizio a contare le possibilità.
Mele e marmellata? Pesche e marmellata? Le pere no, non mi piacciono, escluse per sempre ogni ricetta della mia vita. Il kiwi no, dovrei preparare la crema pasticcera e non ho voglia. Uh, guarda, due confezioni di budino pronte per essere usate!
Mele e budino? No è che sono allergica alle mele (risposta furba). Pesche e budino allora. Eh ma sono allergica anche alle pesche (ottimo tentativo per dirmi che non vuoi della frutta nella crostata). Va bene, facciamo budino e uvetta e non se ne parla più.
Ma quanta uvetta? No perché mi nausea.
Ho capito, non vuoi la frutta nella crostata ma non mi importa. 

Per preparare la pasta frolla ci sarebbe la ricetta classica e tradizionale ma io ero di fretta, quindi se avete fretta anche voi mettete la farina, un pizzico di sale, il burro, lo zucchero, la vanillina (o l'essenza di vaniglia, ma in questo caso usate la punta di un cucchiaino) e le uova in una ciotola e iniziate a impastare.
Dateci di olio di gomito finché non avrete creato un impasto omogeneo, compatto e abbastanza elastico (io ho dovuto aggiungere un paio di cucchiai di farina in più, non so perché. Forse il burro o forse la farina,  forse il procedimento eseguito alla carlona, fate voi).
Con l'impasto create una palletta, avvolgetela nella pellicola trasparente e mettete la palletta avvolta a sua volta (se non dico stupidaggini non mi diverto) in frigo per almeno 30 minuti. 

Passati i 30 minuti, la pasta frolla è pronta per essere stesa ed utilizzata. Per paura di crostate attaccate a teglie, io ho anche usato un foglio di carta forno e ho steso aiutandomi con un bicchiere, poi ho rimesso tutto in frigo. Siccome la pigrizia di un venerdì sera mi stava rodendo i muscoli, le ossa e i tendini, ho usato la stessa ciotola dove avevo impastato la pasta frolla per mescolare budino a uvetta. Io ho scritto "uvetta q.b." perché ne avrei usata molta di più, ma c'era qualcuno che controllava quanta ne mettessi, quindi fate voi.
Tirate fuori lo stampo e riempitelo di budino - ovviamente ne rimarrà un po', perché non ho usato uno stampo da 26 cm.
Secondo me potete anche solo infornare la pasta frolla (non dimenticate il fondo di legumi in questo caso) e aggiungere il budino in un secondo momento, ma si può infornare, quindi non vedo perché non cedere nuovamente alla pigrizia.
Accendete il forno e preriscaldatelo a 180°, infornate per 40-45 minuti o finché la pasta frolla non vi sembrerà cotta. Attenzione cari amici all'ascolto: il budino, per ovvi motivi (il calore) vi sembrerà molle, liquido, e penserete "ommioddio ora come faccio a tagliare le fette senza spargere e sprecare budino dappertutto". Tranquilli, è tutto normale; fate raffreddare per bene e vedrete che il budino tornerà nella sua forma originaria - sennò se proprio non ce la fate ad aspettare, infornate solo la pasta frolla e via.

Come potete notare, l'uva passa era veramente in quantità irrisoria.


sabato 22 giugno 2013

Oh! No: non c’era lì né pie né flavour né tutto il resto

Era il 1904 quando Giovanni Pascoli scrisse il poemetto intitolato Italy, frutto di un'esperienza reale, toccante, sono commossa, davvero. Il fenomeno dell'emigrazione: perdita d'identità da un lato e voglia di integrazione dall'altro. Insomma, le classiche cose all'italiana: mescoliamo due parole inglesi (americane) qua e là e siamo a posto.
Questa è la vera storia di Molly, esatto proprio quella delle pasticche per il mal di tutto. Molly è sempre stata cagionevole di salute, però se era una bambina malata di tisi nel 1904 e ora nel 2013 ce la ritroviamo nemmeno trentenne, devo dire che non è la sequela di malattie che mi crea preoccupazione, quanto piuttosto la lentissima crescita.
Sì insomma, tutta questa interessantissima introduzione solo per dire che Pascoli non mi piace, Pascoli è un segaiolo come Petrarca. Un matto, uno che ha passato la propria vita a correggere, rivedere, riscrivere ciclicamente i propri lavori e nel tempo libero, invece di importunare le bellezze in bicicletta, si lamentava in un angolo pensando al fanciullino e al nido. Ha continuato così finché non ha avuto la possibilità di arrabbiarsi tantissimo con la sorella perché lei aveva deciso di sposarsi e mandare a quel paese sia il fanciullino che il nido... a una certa età raccogliere piume per pulire il deretano del fratello piagnone non è certo il massimo.
Pascoli non importuna le signorine, Pascoli importuna le sorelle.
Ma perché, se non mi piace Pascoli, uso come spunto il poemetto Italy?


Presto detto: innanzitutto, in quanto emigrata, inizio a mescolare le parole e nessuna lingua ne è immune. In seconda battuta ho preparato il gateau di patate e mentre lo preparavo mi sentivo come gli italo-americani di terza generazione che sono convinti che mangiamo gli spaghetti con le polpette, che mangiamo la pizza con l'ananas e il pollo oppure che prepariamo la carbonara o il ragù alla bolognese aprendo una pratica busta di roba solubile (eccetera).

Leggevo la ricetta su internet e pensavo alle mille varianti che si trovano nella mia famiglia, ho chiesto consiglio tramite instagram e ho trovato altre varianti - sia chiaro, ognuna di queste dipende sia dai gusti personali che dalla ricetta di ogni famiglia.
Insomma, più andavo avanti e più modificavo, seguendo la ricetta ed evitando di fare di testa mia, usando gli ingredienti a mia disposizione senza farmi venire un infarto per la mancanza di quegli ingredienti che creano il gateau che ricordo. Un colpo al cerchio e uno alla botte.
Il colpo finale è stato dato da un cespo di broccolo che chiedeva aiuto e non me la sono sentita di abbandonarlo al suo destino.
Questa è la vera storia del mio primo gateau.

Gateau
Ingredienti:
- 1 chilo di patate
- 250 grammi di broccolo
- 1 cipolla media
- 2 dadi
- 80 grammi di grana
- 2 uova
- 200 grammi di formaggio
- prosciutto q.b.
- burro q.b.
- pepe nero q.b.
- noce moscata q.b.
- pangrattato q.b.


Prendete le patate, sbucciatele, tagliatele a tocchetti e mettetele in pentola, immerse in acqua fredda e con un dado, così non dimenticate di aggiungere il sale nell'impasto. Da quando l'acqua inizia a bollire fino alla cottura della patata passano dai 25 ai 40 minuti, quindi usate la vecchia tecnica della forchetta che infilza con furore. Poi scolatele e lasciatele da parte a raffreddare. Tagliate la cipolla più o meno grossolanamente e lasciatela soffriggere in padella mentre mondate il broccolo, dopodiché aggiungete il broccolo in padella e coprite il tutto con sufficiente acqua e un dado (sempre per evitare dimenticanze) e dall'ebollizione calcolate 15 minuti - secondo voi ho messo il timer nella foto tanto per fare la figa, vero? No, è che non voglio diventare pazza. Quando le patate si sono intiepidite potete iniziare a schiacciarle, non mi importa come, forchetta, mixer, schiacciapatate, fate voi. Nel gateau che ricordo, gli ingredienti fondamentali per la sua buona riuscita sono l'uovo sodo a fettine e la mortadella. La ricetta invece dice di mettere le uova nell'impasto (ed ecco perché è meglio lasciar raffreddare le patate: per evitare una frittata in pentola), così sia. Aggiungete un paio di pizzichi di sale per le uova, 50 grammi di grana, un po' di pepe nero e un pizzico abbondante di noce moscata.
Imburrate la teglia e cospargetela con il pangrattato (altro problema, non ho il pangrattato e ho usato la farina integrale, quindi se anche tu come me non hai il pangrattato, setaccia la farina sulla teglia come se fosse zucchero a velo). Dividete il composto in tre parti: a una parte aggiungete il broccolo e alle altre due no (per essere chiari 1/3 più broccolo per la base, 2/3 solo patate per lo strato superiore).
Mortadella, dicevo. Se ci penso mi commuovo. Mortadella mia, torna nella pancia mia, c'è ancora il languore come l'hai lasciato tu.
Non si trova la mortadella nemmeno a pagarla oro (e vi assicuro che me la farebbero pagare tanto), però poco male, la ricetta dice prosciutto cotto, quindi mi piego al volere del popolo di internet e creo uno strato generoso di prosciutto.
Ora toccherebbe alla mozzarella e alla scamorza (ecco un'altra variante nella mia famiglia: eventuale strato di melanzana fritta e provola affumicata al posto di quella dolce), ma a proposito di ingredienti che costano un sacco, qua in Norvegia la mozzarella - se si trova - costa veramente troppo e non è nemmeno della migliore qualità, quindi ne faccio volentieri a meno e decido di usare una busta di mix di formaggi che c'è in frigo. Mix così composto: mozzarella (o una roba che usano qua per coprire la pizza), maasdamer, red cheddar e samsø (il quale, a giudicare dalle foto su internet, sembra simile all'emmenthal).

A questo punto accendete il forno a 180° e coprite con l'ultimo strato di patate, qualche fiocco di burro (ma se possedete un pennello usatelo) e il resto del grana grattugiato. Infornate per 45 minuti e aspettate un 10-15 minuti prima di tagliare il gateau.

Mentre mangiavo la mia porzione, forchettata dopo forchettata, pensavo "beh dai, per essere un gateau preparato senza mortadella, senza provola affumicata e con i broccoli non è nemmeno tanto male".
Tutto ad un tratto mi sono sentita come quegli italo-americani di terza generazione e mi sono sentita male. Poco, perché alla fine il gateau è venuto buono, ma mi sono sentita un pochino morire dentro.

sabato 8 giugno 2013

Non voglio rovinare la nostra amicizia...

Io non sopporto i cani. Non è che non mi piacciano, per carità. Brave bestiuole, tanto carucce, però non reggo il loro atteggiamento da eterni contenti. Mi piacciono ma non li sopporto... Provano ed esternano sempre estremo entusiasmo verso qualsiasi cosa gli capiti. Sembrano degli scout. No, peggio. Sembrano dei coristi folli del campo estivo della parrocchia.
Cacchio che bella questa busta di carta! Adesso la sbrano. 
Ehi vedo che ti sei alzata per andare in bagno, quasi quasi metto le mie zampe sulle tue spalle e ti lecco un po' la faccia con la mia alitosi degna della fiatella mattutina umana. 
E non dico tanto per dire, non mi baso nemmeno su leggende metropolitane, sono cose che mi sono successe ultimamente...
L'altro pomeriggio, per andare nel particolare, leggevo beatamente al sole, seduta come una signorina non dovrebbe mai sedersi, con un gatto che usa il mio piede come cuscino per ronfare. Così, tanto per definire e sottolineare il mio ruolo subordinato nella sua vita: non solo sono quella che versa il cibo nella ciotola, non solo si dà al risparmio energetico usando i miei movimenti col mouse per accarezzarsi da solo, oggi sono anche un cuscino. Mi ripaga con tante fusa, è sufficiente.
Leggevo, dicevo. Beatamente. Felice della mia condizione di subordinata quando all'improvviso sul bracciolo della poltrona sento questa testa sbavante e ansimante.
Il cane, anzi, la cagna, reclama attenzioni - che poi, cagna mi sa tanto di discussione nello spogliatoio degli uomini.
E ti guarda con quegli occhi che ricordano tanto quel conoscente sfigato che ci provava. Quello che alle medie timidamente mette il suo braccio attorno alle tue spalle ma tu ti divincoli. Ma non perché non ti piacesse, è che hai 11/12 anni e vuoi solo giocare a calcio, i maschietti sono solo i compagni di squadra. Farai due più due anni dopo, ovviamente. Glielo leggi negli occhi con sottotitoli a pagina 777 di televideo, sono gli stessi occhi che cercano il momento adatto per provare a baciarti, per tentare l'approccio definitivo... Adesso, adesso, adesso siamo abbastanza vicini e... E tu, che "non vuoi rovinare l'amicizia", lo capisci e ti fai indietro. Porti indietro la testa, il corpo, tanto per essere chiari sposti anche la sedia. Non sai proprio come dirglielo che no, non deve baciarti, in fondo ti fa tenerezza, ma il sesso per tenerezza e pietà è ancora ben lontano.
Ora che ci penso, una volta un compagno di classe mi rispose con un "ah, pensavo tu fossi diversa dalle altre". Solo che io non stavo mentendo, ci tenevo davvero. Probabilmente quando ha smesso di parlarmi 10 anni dopo quell'episodio aveva solo messo in atto la famosa massima della vendetta che è come il gazpacho, un piatto che va servito freddo (no, non è mia, come potete vedere).
Ma non demordono, né i cani, né gli sfigati.
Sono riconoscente agli sfigati, mi hanno sempre dato ottimi spunti per usare e sviluppare la fantasia:
- Esci?
- No oggi no, è l'anniversario del lutto per le uova di chiocciola che le suore hanno lasciato morire in laboratorio in seconda media.
- Facciamo qualcosa?
- No guarda, ho fatto gli esami del sangue e sono in ansia di sapere se li ho passati, quindi non ho dormito molto...

Insomma, eggnnente, alla fine ho fatto "pat pat" sulla testolina del cane e gli ho detto di sedersi, là, a distanza tale da non sbavare su me stessa o sul libro e sono tornata nel mio paradiso cuscinesco. 

Merluzzo panato nel sesamo
Ingredienti:
- 6 tranci di merluzzo
- sesamo q.b.
- 1 busta di zuppa thai al cocco e limone
- 4 cucchiai di farina
- acqua q.b.

Perché preparare una semplice pastella con acqua e farina (2 cucchiai di farina e acqua finché non avete un composto melmoso) quando potete preparare una pastella simile alla quale puoi aggiungere 20 grammi di preparato per zuppa thai?

Appunto, perché?

Innanzitutto perché ho trovato questa zuppa solubile e mi sono domandata che sapore avesse e poi per dare giusto quel qualcosa in più al merluzzo, uno dei pesci meno saporiti del globo terracqueo - non me ne vogliano i banchi di merluzzo che nuotano allegramente qui attorno, non ce l'ho coi loro parenti.
Prendete una leccarda, copritela con la carta forno e tagliate a metà i vostri tranci di merluzzo ai quali avrete già eliminato ogni scaglia. Accendete il forno a 200° e preparate la pastella di cui sopra mescolando i due cucchiai di farina e l'acqua, quindi aggiungete 20 grammi di zuppa solubile (ma la prossima volta magari uso il latte di cocco al posto dell'acqua e niente preparato finto).
Rigirate i tranci nella pastella e poi ricopriteli di sesamo, lanciateli con ghigno beffardo sulla leccarda (il ghigno beffardo serve solo per esprimere la soddisfazione dell'esperimento alla Dr. Frankenstein. Io avrei concluso con un "si può fare", ma mi avrebbero presa per pazza).
Dopo aver impanato per bene infornate per 10 minuti, rigirate i tranci e infornate per altri 10 minuti.
Intanto cosa fate con la pastella rimasta? 
Preparate una salsa per accompagnare il pesce (consiglio anche di preparare del semplice riso in bianco come accompagnamento). Versate il contenuto della ciotola in un pentolino, aggiungete acqua e altri due cucchiai di farina e mescolate, mescolate, mescolate.
Visto che la zuppa sarà speziata e al sapor di limone, per spezzare quelle espressioni da "ho appena morso un limone" preparate anche un'insalata.
A questo punto sono passati i 20 minuti, il pesce è pronto e potete impiattare.
Uno dei migliori esperimenti di tutto il 2013, sentivo il sapore dei piatti thailandesi pur essendo consapevole di aver usato una finta zuppa...